Scripta manent

Scritto il 13/09/2017
da Eleonora Morrea

di Ilaria Grasso

Quando era immerso nella tranquillità della sua stanza, Francesco avrebbe potuto dimenticare il mondo intero grazie alla scrittura. Ormai non poteva più farne a meno. Non avrebbe più immaginato la sua vita senza. Tutto era iniziato casualmente, con un concorso a cui lo aveva iscritto, a sua insaputa, la sorella Virginia e che lui aveva poi vinto. Da allora, Francesco, aveva sempre scritto, promettendo a sé stesso che non avrebbe mai smesso.

Nel corso degli anni i suoi studi universitari classici e umanistici in lettere antiche l'avevano portato a chiudersi sempre di più. Ormai viveva solo per lei, per la scrittura. Qualche volta si concedeva il lusso di ascoltare musica classica mentre scriveva, ma era solo per poter lavorare meglio, con più armonia e con maggiore ispirazione.

Nel frattempo aveva vinto tutti i concorsi letterari a cui aveva partecipato finché uno dei tanti, gli valse le attenzioni di una casa editrice piuttosto prestigiosa che si rivelò interessata a pubblicare le sue opere.

Francesco riuscì così a scrivere il suo primo romanzo, quasi con naturalezza, ottenendo un discreto successo e guadagnandosi le attenzioni di una piccola fetta di pubblico fedele, che continuò a seguirlo nel tempo.

Una vita tranquilla, in definitiva, che Francesco ben riusciva a conciliare con il suo lavoro di docente di italiano presso una scuola media di periferia. Era particolarmente amato dai suoi allievi, sebbene non mancasse mai in lui una certa riservatezza e chiusura verso gli altri, soprattutto nei confronti del genere femminile.

Sebbene, infatti, Francesco avesse superato i trent'anni, non aveva avuto mai una relazione d'amore o qualcosa di simile. Non c'era tempo per le donne e l'amore, solo la scrittura e il lavoro erano oggetto delle sue attenzioni.

Almeno fino a quel fatidico giorno, quando accadde qualcosa di imprevisto.

Una sera Francesco si trovava nella sua camera, a scrivere, quando sentì suonare alla sua porta. Da pochi mesi era andato a vivere da solo e quello per lui non era certo orario di visite, visto che i suoi due studenti ai quali dava ripetizioni di italiano erano già andati via da un'ora.

Non appena aprì la porta, se la trovò davanti: sicuramente la più bella tra le donne che lui avesse mai incontrato in vita sua. Alta, pelle chiara, capelli rossi clunghi oltre le spalle che si arricciavano in boccoli ordinati, il naso adornato da lentiggini, occhi scuri con un leggero taglio a mandorla e una dolcezza che avrebbe incantato anche il cuore più recalcitrante. Per la giovane fanciulla fu facile, quasi spontaneo, farsi spalancare la porta, entrare in casa e giungere alla camera di Francesco.

La ragazza non proferì mai parola, ma una volta in camera iniziò a baciare il ragazzo con tutta la passione di cui era capace, prontamente ricambiata da Francesco. In un attimo si ritrovarono distesi sul letto di Francesco, ansiosi di scambiarsi i pensieri in silenzio, attraverso gli effluvi e la pelle, l'una sull'altro, senza che esistesse una spiegazione razionale per ciò che stava accadendo. Sebbene partecipi, non avevano la piena consapevolezza della forza del loro coinvolgimento.

Francesco e la sua dama misteriosa finirono per fare l'amore,poi lei andò via improvvisamente e in silenzio, così come era arrivata, tanto che Francesco neppure se ne accorse, perché cadde in un sonno profondo dal quale si svegliò solo il giorno successivo. Non gli aveva lasciato alcun biglietto, ma sulla scrivania dove era solito lavorare, Francesco scoprì numerose pagine di una nuova storia, quella di una ragazza misteriosa quanto bellissima musa di uno scrittore schivo e riservato, il cui nome, appunto, era Francesco.

L'uomo sorrise, aspettando nei giorni seguenti una nuova visita di quello che si era rivelato il suo grandissimo amore: la scrittura, che aveva assunto le sembianze di una donna che Francesco avrebbe amato per una vita intera e che, per una vita intera, lo avrebbe, certamente, ricambiato.