L'amore in un selfie

Scritto il 28/09/2017
da Eleonora Morrea

di Valeria Monti

Premo l’icona “galleria” sul mio cellulare e subito appaiono le foto degli ultimi due anni. Piccoli pezzi della mia vita che scorrono sotto il mio polpastrello.

Volti, paesaggi, ricordi.

Immagini che porto sempre con me, perché perderle significherebbe menomarmi di una parte di ciò che sono oggi.

Scorro lo schermo fino ad arrivare al primo selfie fatto con lui. Siamo alla nostra prima serata in pizzeria. Ci conosciamo da poco: i suoi occhi brillano di euforia e divertimento, io invece sorrido timidamente, ma ricordo ancora il battito impazzito del mio cuore.

I selfies di noi due si susseguono: la gita in mountain-bike, il divano di casa sua e la panchina al parco. Piccoli scenari per un sentimento che si sta facendo sempre più grande.

Il mio dito sfiora ancora il display, fino a catturare il mio selfie preferito: viso contro viso, insieme sembriamo il ritratto della felicità. Sullo sfondo un mare cristallino e un’estate che non potrò mai dimenticare. Ci sono foto e foto con il sole, le risate e tante promesse sigillate da baci emozionanti.

L’azzurro del mare lascia il posto al selfie fatto alla nostra festa di laurea. Qui siamo bellissimi, con le corone d’alloro e gli abiti eleganti. I nostri visi sono meno vicini ora, ma i nostri sorrisi parlano per noi: ci sentiamo invincibili e siamo pronti a conquistare il mondo.

Lo schermo scorre più veloce adesso, perché i selfies fatti insieme sono sempre meno. Solo ora me ne rendo conto.

Tante cose sono accadute negli ultimi tempi. Gli ostacoli e le incomprensioni di due ragazzi che si stanno confrontando con un mondo difficile: le delusioni, l’incertezza del domani…

C’è un’immagine di lui. Non guarda l’obiettivo, ma ha il viso rivolto altrove, i capelli un po’ ribelli. La spensieratezza di un tempo ha lasciato il posto a uno stato d’animo che non so definire.

Ma l’amore? Dov’è quell’amore che quasi bucava l’obiettivo?

In un’altra ci sono io. Sto fissando me stessa, occhi negli occhi, ma non mi riconosco. Non vedo più la luce di un tempo. Questa foto è un piccolo pezzo della mia storia che non amo rivedere, ma c’è ed è importante che la conservi, per ricordarmi di essere felice.

Non ci sono più molte foto ora, se non quelle fatte con qualche amica, con la mia famiglia, con qualche collega. Foto che vorrebbero sembrare spiritose e spensierate, ma che in realtà hanno il sapore salato delle lacrime e le fattezze di maschere di cera. Mi guardo. Sono la brutta copia di me stessa.

E sono sola.

Poi arriva quell’immagine, scattata quasi per errore. Una tavolata di amici che brinda al nuovo anno e tra tutti c’è lui.

Scorro velocemente lo schermo con il dito che trema, perché l’emozione ancora mi scuote lo stomaco.

Le foto di quella sera si susseguono sotto i miei occhi, scatto dopo scatto.

Un selfie con le mie amiche del cuore, una foto di gruppo e, tra tanti visi, il suo sempre più vicino al mio. È come il ritorno del sole. O della luna, che certe notti ti lascia nell’oscurità più completa per poi tornare nel cielo ancora più splendente. Ed è come se non se ne fosse mai andata.

E poi i brindisi, la musica, i fuochi d’artificio e la sua ultima foto: c’è un volto accanto al suo, una ragazza dagli occhi splendenti come stelle e un sorriso in cui mi rifletto e che mi riporta indietro nel tempo.

I nostri visi sono vicinissimi, di nuovo. La sua guancia quasi sfiora la mia, i nostri occhi resi lucidi da qualcosa che noi stessi non sappiamo spiegare. L’inquadratura non mostra la sua mano sul mio fianco, ma so che c’è, so che è lì, riesco ancora a sentirla.

Forse è solo l’allegria di una sera di festa.

O forse no.

 

Sospiro, accarezzando con il pollice i nostri visi, ritrovando un’emozione familiare.

Mi volto e lo guardo mentre dorme, accanto a me. Gli accarezzo la fronte, lui si muove, nel sonno, intrecciando la sua gamba alla mia.

Apre gli occhi e mi sorride.

C’è un solo obiettivo in grado di immortalare questo attimo ed è quello dei nostri cuori.

Forse, domani, il mio smartphone diventerà ancora il testimone della nostra storia.

Ma non ora.

Perché ora gli sorrido.

E spengo il telefono.


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