La marchesa

Scritto il 24/10/2017
da Eleonora Morrea

di Vincenzo Carriero

Era una serata come questa, uggiosa, fredda. Il cielo grigio argento brontolava parole senza senso. L’asfalto, reso lucido dalla fine pioggia che cadeva copiosa, era illuminato dai fari delle auto in coda.

Era l’ora di punta, un macello.

Qualcuno smadonnava suonando il clacson, altri ingannavano l’attesa su WhatsApp, altri ancora parlavano del tempo, che banalità! La marchesa, invece, era ancora lì, imperturbabile, dietro il grosso vetro del suo ufficio megagalattico, all’ultimo piano di un grattacielo fatto di specchi, sulla Avenue, in pieno centro.

E osservava tutta quella gente andare avanti. Dove? Se lo chiedeva da sempre senza mai trovare una risposta soddisfacente. Quel giorno osservava le gocce di pioggia trasparente che disegnavano cuori, fiori, serpenti e segmenti lunghissimi sul vetro.

– Che bello – pensava, mentre sulla condensa creata dal suo respiro, disegnava un cerchio con le dita nodose, deformate, come fossero rami di ulivo rinsecchiti, scheletriche appendici sopravvissute allo scorrere inesorabile del tempo.

Già, il tempo.

Aveva lasciato il segno. Sul viso, sul corpo raggrinzito, nei suoi occhi spenti. Aveva assopito appetiti altrimenti incontenibili.

Era sempre stato difficile soddisfarli in certi ambienti, soprattutto per una persona in vista come lei, una donna talmente importante da essere in grado di spostare capitali ingenti e far così fallire una banca. O scatenare guerre. Magari finanziando estremisti. Le guerre di religione, poi, erano le sue preferite, le più cruente.

E più ci pensava, più il suo appetito diventava insostenibile.

Da un po’ di giorni era così, come una presenza ingombrante, un compagno di viaggio oscuro, assillante.

– Meno male che hanno inventato internet – pensò. Perché soddisfare certe pulsioni non era mai stato così semplice. Bastava andare su certi siti di appuntamenti... ci volevano solo pochi secondi, una telefonata, poche parole, niente fronzoli.

La marchesa era impaziente. Guardava l’orologio continuamente, come se fosse un’adolescente in attesa che il suo ragazzo l’andasse a prendere. Le prime cotte, immagini sbiadite come vecchie fotografie color seppia dai bordi consunti.

La donna le aveva distrutte.

Tutte, da tempo immemorabile. Ne aveva viste tante. Tante storie, tanta gente. Amicizie, amori, affetti, tutti volati via, come se niente fosse, sublimati in un istante. Lei, solo lei, per sempre.

Col suo appetito crescente, l’unica costante nella sua vita eterna.

Le otto meno un quarto, puntuale. Come l’altro. L’interfono si mise a squillare, con quel cicalino invadente. Una voce femminile, efficiente, annunciava la presenza del fustacchione muscoloso, quello scelto su internet. Stallonipersempre.com, solo per vecchie bacucche. Take away, finalmente.

Si mangia. Il tipo muscoloso non aveva capito niente. Regolare. Cosa poteva aspettarsi da una vecchia intabarrata in un tubino sexy?

La solita serata di merda, pensò lui, mai che mi capitasse carne fresca. Allora cominciò a inscenare la patetica commedia.

– Come ti chiami… bla, bla, bla.

– Come sei sexy… bacio sul collo, mano sulla chiappa cadente. Bla, bla, bla.

– Mi stai facendo impazzire…

La sua mano cominciò a stringere una tetta. Era moscia, come una zampogna asfittica. Cascante.

– Baciami – disse la donna, ansimando. – Baciami come se fosse l’ultima cosa che farai a questo mondo – ripeté, come se non volesse altro.

E ci fu un incrocio di labbra, di lingue, di denti. Poi, all’improvviso, qualcosa cominciò a succhiare forte. Sempre più forte, sempre più potente.

Il fustacchione sentì le viscere salirgli su, con un movimento verticale che dalle chiappe spingeva imponente, come un conato di vomito incontrastabile.

Provò a divincolarsi, con tutte le forze che aveva in corpo. E più si opponeva, più la marchesa succhiava forte. Labbra contro labbra, come una mostruosa ventosa.

L'uomo non aveva speranze. Intrappolato in un abbraccio mortale, era senza via di scampo,spacciato, come una mosca in una ragnatela di un ragno. In poco tempo divenne un inutile involucro di pelle informe. La marchesa invece si sentiva in forma smagliante, e più ingoiava, più diventava attraente.

– Che schianto – disse poi ammirando la sua figura allo specchio. Si asciugò l’ultimo rivolo di sangue che le colava dalla labbra. Si aggiustò i capelli e fece un sorriso scintillante quando notò la rotondità delle sue tette.

A un certo punto, l’interfono si rimise a squillare. Come prima, forte e invadente.

– Signora marchesa, è tutto pronto, fra pochi secondi inizia la videoconferenza.