Io non dormo

Scritto il 25/10/2017
da Eleonora Morrea

di Ilaria Grasso

Ciao Giovanna,

scusa se ti scrivo a quest'ora, ma sai benissimo che fatico a prendere sonno, perché l'oscurità della notte mi è troppo vicina.

Stasera sarà Halloween e il tuo buio è più nero di sempre, e stanotte, come ogni notte, tu pensi a me, e mi penserai anche domani e, in misura maggiore, anche dopodomani, per ovvie ragioni.

Mi hai detto che non devo cercarti, e per un po' sono riuscito a rispettare questa tua volontà perché non volevo contravvenire a un tuo desiderio, ma stanotte non sono riuscito a resistere e ho abbattuto il muro di questo silenzio. Volevo comunicare con te a ogni costo.

Vorrei che smettessi, per una buona volta, di temere la vita; vorrei che riuscissi a essere finalmente serena, dedicandoti unicamente alle cose che ti piacciono e alle tue passioni. È un po' che non lo fai più, o mi sbaglio? Ricordo che ti piaceva scrivere... hai quel racconto nel cassetto, quando ti decidi a finirlo? E il corso di cucina con Paola, perché lo hai abbandonato, poi? Eri molto motivata e già a buon punto...

E che mi dici, ancora, della musica? Adoravi quel cantante... come si chiamava? Era quel tipo con quel ciuffo strano, ma non chiedermi il nome. Lo sai che ho un'età per cui ricordare è un'impresa...

Ti ho scritto anche per farti sapere che non mi piace affatto questa situazione. Sei taciturna e sempre meno motivata, ma diamine, hai venticinque anni, vuoi continuare così tutta una vita?

Perché non ti scrolli di dosso tutto questo torpore e ricominci a vivere? A volte faccio fatica a capirti, maledizione, mi ci arrabbio troppo! Sei perfino più testarda di mio nipote Andrea.

Lui ti assomiglia molto, infatti, e, come te, anche lui non mi dava mai ascolto.

Comunque Andrea resta comunque un tipo allegro, mentre tu sembri aver perso tutto.

Dai, non è colpa tua se non mi hai visto quella sera, in fondo era buio pesto e io ti sono sbucato, all'improvviso con la mia bicicletta: era notte fonda, e io, con i miei riflessi lenti, da uomo quasi ottantenne ho fatto il resto.

Tu eri fresca di patente e io quella sera avvertii incontenibile, la smania di uscire a fare una commissione urgente per Matilde, la mia compagna di una vita intera.

Lo sai che anche lei, dopo quasi sette anni, si è come rassegnata ed è serena, almeno all'apparenza?

Non so come devo far con te, dimmelo tu. Ma se prometti che mi pensi un po' di meno e ricominci a vivere, io non verrò più a disturbarti nel sonno e mi deciderò finalmente a dormire.

È un impegno che mi prendo in questa notte di Halloween: se smetti di pensare a me ogni notte, io dormirò per sempre

Ciao,

Mario.


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