Non è come sembra

Scritto il 25/10/2017
da Eleonora Morrea

di Alberto Niccoli

Il primo taglio lo fece lungo il bicipite: non era molto profondo, non arrivava alla carne, ma era abbastanza bello da guardare e in ogni caso il sangue sgorgava copioso, rosso e caldo e per il momento era abbastanza.

Era solo una sadica prova per controllare che il coltello fosse abbastanza affilato. Il silenzio era rotto solo dai respiri dell'uomo legato alla sedia. Era talmente preso dal panico che aveva gli occhi fuori dalle orbite, pareva quasi che sarebbero potuti scappare.

Almeno loro.

E invece no, non potevano, d'altronde avrebbero fatto comunque poca strada. L'uomo era nudo e stava subendo un secondo taglio che iniziava dalla spalla destra e finiva in senso obliquo poco sotto l'ombelico, terminando una specie di ricciolo che guardava verso l'alto.

Se non avesse avuto la bocca chiusa ermeticamente con lo scotch, il disgraziato avrebbe dato una nuova definizione di urlo. Chi stava davanti a lui per sapeva come comportarsi, la sedia era inchiodata al pavimento e la sua vittima era legata così bene che non poteva muoversi di un millimetro, perché certi lavori richiedono precisione.

Proseguì con un altro taglio, partendo dalla spalla destra e correndo lungo le clavicole verso sinistra. Erano più profondi, molto, e la precisione con cui venivano eseguiti lasciava intendere un lungo allenamento, del resto non era la prima volta.

Era possibile scorgere perfino lo strato di grasso sottocutaneo, ma il sangue, ansioso di uscire, copriva tutto velocemente e colava lungo il corpo di quel povero cristo che era sul punto di svenire. Il suo boia se ne accorse e con un secchio di acqua gelida risolse il problema, in modo da avere di nuovo la sua vittima attenta a ogni dettaglio.

Il quarto taglio era speculare al secondo e lo incrociava, formando uno strano calice stilizzato. Ma non aveva ancora terminato.

Con maestria, incise ancora il tronco già martoriato con una concentrazione tale da non sentire nemmeno i gemiti di dolore della vittima; il coltello intanto apriva lunghi lembi di pelle e il vitale fluido rosso scendeva lungo il corpo trasformandolo in una tela da dipinto.

Non erano tagli casuali, stava tracciando un simbolo. Ma l'uomo non poteva saperne nulla, ammesso che gli tornasse utile venirne a conoscenza.

Altre due ferite vennero così aperte, entrambe nascevano dalle spalle e proseguivano lungo il petto ma con un angolo più stretto rispetto alle altre, una X sopra il calice.

L'uomo col coltello sembrava soddisfatto.

La vittima piangeva e gemeva, le lacrime cadevano e si mischiavano al sangue che non smetteva di uscire. L'aguzzino praticò un'ultima incisione, sotto l'ombelico e perpendicolare ai riccioli: una V.

Il simbolo era pronto e il folle cadde in ginocchio, invocando il demone che aveva richiamato con quel disegno.

Nessuna risposta.

Implorò un'apparizione, la manifestazione di un segno., . Terrorizzato all'idea di aver versato poco sangue, sfregiò il povero cristo legato alla sedia con una frenesia tale da non rendersi conto che, ormai, non ne rimaneva più nulla.

Spensi la luce. Il pazzo urlava chiedendo chi fosse lì, era sicuro di essere solo e fui così rapido che lo tramortii ancora prima che potesse mettersi in piedi. Si svegliò con una bella secchiata di acqua gelida, legato alla sedia che con tanta perizia aveva costruito.

Non aveva lo scotch alla bocca però , io non mi lascio distrarre dalle urla.

“Devi sapere chi chiamare prima di fare una telefonata, altrimenti chi cerchi non risponderà, idiota approssimativo”.

Gli parlavo sorridendo, come un maestro che spiega un concetto a un bambino. Solo che in mano io avevo un coltello. Così iniziai, con un taglio che nasceva dalla spalla destra e, obliquo, terminava sotto l'ombelico, con un ricciolo che guardava in alto...