Il vero orrore

Scritto il 28/10/2017
da Eleonora Morrea

di Pasquale Schiavone

24/09/1908

Ci sono forze, a questo mondo, che non possono essere comprese dalla mente umana. Li chiamano miracoli o malefici, a seconda dell'accezione.

Da che ne ho memoria, la mia famiglia è traviata da un maleficio, ma nessuno ne parla. Forse perché non vogliono dargli importanza oppure sperano che il tempo ne diluisca la potenza fino a farlo scomparire. Speranze vane.

Ho fatto qualche ricerca e so per certo che vittime del maleficio sono gli uomini della famiglia, tutti morti per cause non naturali: incidenti, malattie e pazzia sono gli epiloghi più comuni.

Con estrema fatica sono riuscito a ricostruire il mio albero genealogico e purtroppo la situazione è peggiore di quanto pensassi. Ho seguito la scia di morte e sono arrivato a capire quando ebbe inizio l'incubo.

Sto parlando di un pezzo di storia quasi dimenticata che ebbe luogo in Val Camonica: tra il giugno e il luglio del 1518, vennero arse vive con l'accusa di stregoneria tra le sessanta e le ottanta persone, donne e uomini. Una strage di innocenti, una tragedia immane per le famiglie coinvolte. La storia sfuma poi nelle leggende e nei racconti popolari, che narrano di una strega che lanciò un potente maleficio nei confronti di tutti gli inquisitori presenti. Uno di questi era un mio avo.

Devo cercare altre notizie e approfondire la questione.

01/12/1908

Ho paura che il mio destino sia già segnato, più mi informo e più cado nel vortice della depressione che mi sta risucchiando tutta l'energia e la voglia di vivere.

Da quello che ho potuto capire, la maledizione lanciata da una strega in punto di morte, che sacrifica il corpo e l'anima, non lascia scampo. È' assurdo che io arrivi a pensare che tutto ciò possa essere vero, una parte di me pensa che siano solo superstizioni e credenze popolari; ma dall'altra parte c'è una scia di morte lunga quattro secoli che mi fa mettere tutto in prospettiva.

05/03/1973

Dopo tanti anni ho ritrovato il diario. Avevo interrotto la scrittura per via della depressione che mi ha attanagliato per un lungo e triste periodo. Ma sono qui, ancora vivo, ancore in forze!

Non mi sono sposato e non ho generato figli, perché avrei avuto il 50% di possibilità di condannare un altro essere umano a una vita miserrima.

Forse è proprio questa la chiave di volta: finché non avrò un erede che possa perpetrare la stirpe, la maledizione non colpirà e io non morirò. Possibile che abbia beffato la morte? Ma quale maleficio, questa è una benedizione!

12/12/2030

Chissà perché, dopo un certo numero di anni, ritrovo sempre questo diario, ormai ridotto a una pila cadente di fogli ammuffiti. Ho compiuto 140 anni e sono stanco, debilitato, annoiato. Solo scrivere queste poche parole mi procura dei dolori lancinanti. Pensavo di aver aggirato il maleficio ma, forse, il fine ultimo era proprio questo: sono condannato a vita eterna in un involucro di carne decadente.

Il vero orrore non è la morte, ma la vita.