P.S. Ti amo - Maratona di San Valentino

Scritto il 11/02/2018
da Eleonora Morrea

di Simona Friio

12-04-1917

“Rosa Carissima,

questa mia di certo non ti giungerà inaspettata, perché confido che tu abbia inteso da tempo i miei sentimenti. Ho occhi che parlano suggeriti dal cuore e una mano che trema al lume incerto di una lanterna a olio.


Sento di amarti, so di amarti, di un amore eterno e incancellabile e basta questo a rendermi l’uomo più felice, anche qui, con i piedi in ammollo nel fango e il puzzo orribile della morte che mi alita sul collo. Il mio squadrone è assopito, eppure sento i singhiozzi della disperazione e di quelli che vorrebbero tornare a casa. Ma questa mia non vuole essere una lettera per parlarti della guerra, al contrario, parla d’amore e speranza.
Se penso a te il mio cuore palpita di vita e spero davvero con tutta l’anima che tu possa ricambiare questo mio sentimento. Tu sola custodisci la chiave per la felicità. Tu sola per me.

In questo frangente resti il mio migliore tormento.

A te sola mira il mio intelletto.

Non hai eguali, mia cara, madre natura ti ha arricchita di infinite doti e io mi sento di essere un privilegiato a poterti amare. Se esiste un ideale, tu sei il mio e basterebbe un tuo timido “sì” perché il sogno si realizzi per entrambi.

Quando lascerò la trincea, quando questa guerra sarà finita, mia diletta, appenderò l’uniforme a un chiodo e ti sposerò nella chiesa del Santo Redentore, questo solo voglio, di questo solo ho bisogno.
Voglio sperare che il tuo nobile cuore non avrà la forza di rimanere insensibile innanzi a colui che mette la sua intera esistenza ai tuoi piedi.

Voglio sperare che, una volta fuori da qui, il mondo che ho conosciuto nei miei ventitré anni, sia ancora quel posto terreno in cui vivere per crescere una famiglia. La nostra famiglia, permettimi di sperare. A Cupi di Visso c’è ancora il mio cuore, ci sei tu. Ci abbracciano i monti Sibillini, ci cullano i pascoli… Una terra ricca che ci sostenta e della quale siamo eterni debitori, malgrado oggi non me ne senta degno.

Più non mi produco poiché temo arrecarti disturbo.

Ti saluto caramente augurandoti ogni bene,


Antonio.

P.S.: Ti amo.”

Su gentile concessione di una famiglia, lettera (rivisitata e con aggiunte da parte mia) dello zio al fronte ad Ancona in servizio durante la guerra, alla sua amata Rosa. Un inno d’amore e speranza.


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