Corri da lui - Maratona di San Valentino

Scritto il 13/02/2018
da Eleonora Morrea

di Carla Negrini

Corri il rischio.

E stavo davvero correndo. La pioggia cadeva abbondante dal cielo, ma non mi avrebbe fermata. Faticavo a vedere dove stessi andando, ma in realtà non ne avevo bisogno. Conoscevo quella strada a memoria, l’avevo percorsa centinaia di volte. Evitavo gli ostacoli come un corridore olimpionico, soltanto per raggiungere lui. Mi ero accorta troppo tardi di non volerlo perdere e dovevo correre il rischio: andare in stazione e impedirgli di prendere quel dannato treno, parlargli, a costo di essere rifiutata.

Almeno ci avrò provato.

Mentre cercavo di raggiungerlo, la mia mente scorse velocemente tutti i ricordi della nostra relazione, come fossero sequenze di un film: il nostro incontro avvenuto per caso a una noiosa festa di amici in comune, la nostra fuga da quel mortorio, le risate sotto la luna, il primo bacio sotto una pioggia simile e questa. La prima volta facemmo l’amore in macchina, come degli adolescenti. Poi, furono le coperte del suo grande letto matrimoniale ad avvolgere i nostri corpi uniti dal piacere. Ci amavamo, moltissimo. Ogni mattina mi svegliavo e pensavo a lui: il suo viso mi appariva nitido davanti agli occhi e a volte allungavo le mani e provavo a toccarlo, a baciare quella visione, quel Dio che era soltanto mio. E lui era sempre il mio ultimo pensiero la sera, prima di addormentarmi. Furono i mesi più belli della mia vita e speravo che prima o poi mi avrebbe chiesto di vivere insieme.

Poco per volta, però, arrivarono le incomprensioni, le gelosie, la noia e la rabbia. Come un amore può nascere d’improvviso, altrettanto velocemente può spegnersi. O almeno così mi sembrò. Perché dopo giorni passati senza di lui, capii di essere stata una stupida e di amarlo ancora, perdutamente.

E ora stavo correndo a prostrami ai suoi piedi e chiedergli di non partire alla volta di quel lavoro così lontano. Se non vorrà farlo lo capirò ma ti prego Dio, ti scongiuro, fa che torni da me, da questa stupida donna che lo ama ancora, che lo desidera come mai è capitato con nessun altro.

Giunta a destinazione, mi precipitai verso il binario giusto. I polmoni bruciavano, la milza mi faceva un male cane, ma non potevo fermarmi. Quando raggiunsi il binario vidi il treno che stava lasciando la stazione, portandosi via il mio amore. Le lacrime sgorgarono come un fiume in piena e rimasi lì in piedi a osservare il treno diventare un minuscolo puntino sull’orizzonte.

Dai miei pantaloni si sprigionò una musichetta familiare. Presi il cellulare e quando lessi il nome sullo schermo, non potevo credere ai miei occhi.

«P – pronto?», dissi.

«Ciao», disse lui.

« I – io…»

«Perché piangi?»

«Come…»

Una mano mi toccò la spalla. Quando mi girai, lui era davanti a me, il telefono all’orecchio.

«Perché non sei partito?» gli chiesi.

«Mi sa che sono ancora innamorato di te.», mi rispose sorridendo. 


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