L'amore che non vuoi

Scritto il 14/02/2018
da Eleonora Morrea

di Ilaria Grasso

Sulla profonda convinzione che l'amore non esistesse, Carla aveva costruito la sua intera esistenza almeno fino a quando, due mesi prima non aveva compiuto venticinque anni.

Da parte sua, malgrado la giovane età, non c'era alcuna fiducia in un sentimento amoroso costruttivo. Per questo Carla evitava relazioni, storie o sentimenti che potessero minacciare il suo cuore.

Il suo solo pensiero era fare bene il suo lavoro. Carla infatti era un'educatrice all'interno di comunità di ragazzi disabili, e vi dedicava anima e corpo.

Per Carla, i ragazzi della comunità rappresentavano la sua famiglia. I suoi genitori e e suo fratello Luca, infatti, vivevano lontano, in Sicilia, mentre lei era emigrata al nord per trovare lavoro e costruirsi un futuro.

La ragazza aveva lasciato la Sicilia cinque anni prima, per studiare al nord e laurearsi in modo da poter svolgere un lavoro che fosse socialmente utile e che la facesse sentire utile, cosa di cui aveva un gran bisogno, visto che non nutriva molta fiducia in se stessa.

Appena laureatasi in Servizi Sociali, Carla aveva iniziato a lavorare, onde riuscire a mettere pienamente a frutto i suoi studi universitari.

Dopo la cocente delusione che la relazione con Andrea, suo compagno di liceo, le aveva procurato qualche anno addietro, l'amore non aveva più trovato posto nel cuore di Carla. Prima dei fatidici esami di maturità, aveva infatti scoperto, casualmente, che Andrea la tradiva con la sua migliore amica Tania.

Da allora, Carla, si era giurata che non avrebbe più ceduto a un sentimento che l'avesse messa a nudo e resa più che mai vulnerabile: nessuno, da quel momento in poi, si sarebbe presa più gioco di lei.

Mai.

Lavorava sodo giorno dopo giorno, accanto ai suoi ragazzi appena poco più che adolescenti, con i loro problemi di disabilità che, però, Carla, a un certo punto, aveva smesso di vedere, trovando in loro solo ed esclusivamente quelle fragilità che ogni essere umano presenta più o meno a ogni età.

Carla voleva bene a tutti i suoi ragazzi, ma era in qualche modo affezionata a Manuel ed Elisa, due ragazzi affetti entrambi da sindrome di Down, ospiti della comunità da circa un anno, un tempo sufficiente perché fra i due germogliasse un sentimento dapprima di amicizia e poi d'amore; un amore che Carla vedeva svilupparsi e crescere quotidianamente, e che agli occhi della donna appariva quasi una consolazione.

Quell'amore che Carla aveva visto nascere totalmente gratuito, privo di qualsiasi artificio, aveva incontrato l'ostacolo dei rispettivi genitori dei ragazzi che vedevano quel sentimento come una minaccia a un equilibrio prestabilito.

I genitori di Manuel ed Elisa si erano opposti, inizialmente, a quel sentimento che i loro figli avevano iniziato a nutrire, l'uno verso l'altra, senza calcolo, senza doppi fini.

Carla, dal canto suo, non credeva più all'amore, ma la vicinanza con Manuel ed Elisa la faceva stare bene con se stessa e con il mondo.

E un giorno, a Carla, giunse come una sorta di illuminazione, grazie ai suoi amici quindicenni. Un giorno, durante un'escursione a inizio primavera, Elisa aveva messo male un piede e sarebbe precipitata in un burrone se Manuel, il suo amore, non fosse stato pronto ad afferrarla in tempo e a tenersela stretta in un abbraccio con tutta la forza dell'amore di cui era capace.

E fu proprio davanti a quella scena che Carla comprese che il grande amore esiste. Che più è libero da condizionamenti e pregiudizi, più esso è grande.

L'illuminazione venne rafforzata dalle lacrime versate dalla coppia abbracciata. Non solo Elisa era salva, ma Carla aveva riaperto il suo cuore alla possibilità di amare, non solo il suo lavoro, ma soprattutto quei ragazzi a cui voleva bene più di tutta se stessa, e perché no? Anche un uomo, un giorno.

Carla aveva capito che tipo di amore volesse, e che i veri nemici erano l'egoismo e il pregiudizio.