Una rosa nera

Scritto il 15/04/2018
da Eleonora Morrea

di Marco Salomone

Adoro i vicoli di Genova, mi piace perdermi al loro interno, osservare le sculture, le edicole e tutto ciò che l’occhio trova ad osservare.

Mi ferma una prostituta nera, mi chiede con rara gentilezza di andare con lei. Io la guardo e la osservo: occhi nerissimi e profondi, un viso magro e asciutto, alta e muscolosa. Rimango in silenzio, lei lo percepisce come una mia indecisione, mi passa un braccio attorno al mio. Sento una forza una calamita non riesco a staccarmi. Vado con lei. Mi sento protetto e al sicuro. Tutto intorno scompare. Non ho paura. Sono sereno e rilassato.

Raggiungiamo un vecchio portone, lei mi precede nelle scale ripide ed insidiose. Quasi un equilibrio precario avvolge quell’androne privo di luce e di dignità. Mi piace stare dietro di lei: le guardo le cosce muscolose, cerco di spiare attraverso quella poca luce cosa c’è sotto la sua gonna cortissima e attillata, sembra quasi che lei lo sappia, che reciti la solita parte, i suoi movimenti accompagnano uno scenario vissuto e rivissuto chissà quante volte.

Eccoci davanti alla porta di casa, si presenta un corridoio lungo, ci saluta una collega frettolosa di andare.

Apre una tendina: bianca, tenuta con lo spago, povera come tutto quello che circonda l’aria di quella casa.

Un letto matrimoniale, un comodino ed un rotolo di carta scottex compongono e completano la stanza.

Mi siedo sul letto, lei si mette vicino, mi mette la mano dove solo poche esclusive altre mani sono andate. Si aspetta quello che è lecito che un uomo restituisca, ma non trova nulla, solo il riposo di un uomo curioso.

Mi chiede cosa voglio, le dico solo il tuo calore, solo la tua compagnia, mi piace guardarti perché mi piace ottenere il tuo rispetto, così come io ti offro il mio. Le passo una mano nei capelli. Li sento ispidi e duri ,ma la tenerezza che mi trasmettono è decisamente fuori dal contesto in cui ci troviamo.

Mi racconta di sua figlia e dei nonni che la stanno crescendo, mi dice che le piace l’Europa e che mai tornerà a vivere in Africa. Mi dice che noi Italiani siamo un bravo popolo e che la prostituzione non è poi così male. Apre la sua borsa mi fa vedere la foto di una graziosa bambina con le codine. Rivedo gli occhi di sua madre.

Alzo lo sguardo,avvicino la mia mano al suo volto e le asciugo col pollice una lacrima. Percepisco l’umido sulle mie dita. Quasi un mare che mi fa annegare. Cerco di fare l’uomo, resto fermo e serio. Prendo il portafoglio e pago i trenta euro pattuiti. Le do la mano ed un bacino sulla guancia. Le auguro, come se fossero convenevoli, buona fortuna. Esco da dove sono entrato scendo le scale di corsa affronto il giorno che avevo abbandonato e lascio che le lacrime scendano come non mi succedeva da tempo. Non c’era nessuna mano che passava sul mio viso. Forse meglio così. La sceneggiatura di un uomo deve essere cosa diversa.