L'attesa

Scritto il 07/05/2018
da Eleonora Morrea

di Sara Bergamin

Parcheggiò di sbieco davanti l’ufficio, tolse le chiavi dall’accensione, prese la valigetta e scese dall’auto producendo un sottile cigolio.

Doveva aveva messo le chiavi? Ah sì, nella tasca dei pantaloni.

Non la destra, la sinistra.

Ah sì, eccole.

Gli caddero due volte a terra.

Imprecò.

Aprì la porta e si trovò davanti Maria con i bigodini mezzi sfatti, paonazza in faccia in tutta la sua mole sovietica.

- Sig. Braz, arrivato prima del solito. Qui tutto finito. A mercoledì prossimo.

Afferrò la giacca dall’appendiabiti dietro la porta e uscì.

Braz biascicò un mezzo arrivederci e si fiondò sulla segreteria telefonica.

Indugiò un istante. Erano trascorsi tre giorni dall’ultima volta che aveva incontrato il Sig. Sonda.

Quel caso era una manna dal cielo.

Aveva resistito alla tentazione di richiamare il cliente, gli sembrava patetico.

Ma Cristo, erano passati tre giorni, abbastanza per decidere se ingaggiarlo o meno, no?

Pigiò il pulsante della segreteria.

Zero messaggi.

Rimase a fissare quell’aggeggio di plastica per un istante. Poi si alzò di scatto, lo afferrò e lo scaraventò al suolo.

“Ci sono zero messaggi.Ci sono zero messaggi.Ci sono zero messaggi...” gracchiava la segreteria.

Braz gli sferrò un calcio e silenzio fu.

Si accasciò sulla poltrona in finta pelle marrone e aprì il cassetto inferiore della scrivania.

Rimaneva ancora un goccio della Vodka che gli aveva portato Maria dal suo ultimo viaggio a San Pietroburgo.

Se la scolò in un sorso e gettò la bottiglia nel cestino dei rifiuti.

Tre mesi di affitto in arretrato, le rate di quel catorcio di macchina di seconda mano che gli avevano rifilato, i soldi che aveva investito in della pubblicità assolutamente inutile.

Tutti quei pensieri gli avevano messo la gola secca. Si alzò dalla sedia, frugò nella tasca sinistra dei pantaloni.

Si accese una sigaretta e lasciò l’ufficio.

Fortuna che il Lighthouse stava giusto dietro l’angolo.

- Un Jameson liscio Tony.

- Ecco qui Braz.

Ottocapelli stava sul suo sgabello, pettinandosi con la punta delle dita la frangetta composta da otto capelli.

Gli rivolse un sorriso sdentato e alzò la pinta di Guinness.

Braz ricambiò con un cenno del capo.

Si scolò tre whisky prima di considerare l’idea di tornare a casa un’opzione ragionevole.

Le chiavi gli si incastrarono nella toppa due volte.

Al terzo tentativo aprì.

Passò il resto del pomeriggio sdraiato sul divano letto che occupava il centro del  monolocale.

Il ventilatore sul soffitto produceva un rumore morbido e costante.

Si appisolò senza accorgersene.

Si svegliò il giorno dopo.

L’orologio sulla parete faceva le 7.30.

Aprì il frigo e lo richiuse subito dopo imprecando.

Si fece un caffè al bar dei cinesi all’angolo, comprò un gratta e vinci e un telefono di seconda mano per l’ufficio.

Per un attimo credette di aver vinto diecimila euro, ma l’illusione svanì l’istante successivo.

La settimana passò lenta e senza particolari avvenimenti apparte la visita di Ottocapelli ubriaco fradicio  elemosinando una sigaretta e la chiamata di Maria che non sarebbe potuta andare a fare le pulizie quel mercoledì perchè arrivava sua figlia e doveva andarla a prendere all’aeroporto.

Nessun cliente nuovo.

Il telefono che aveva comprato era tecnologicamente più avanzato.

Lampeggiavano i numeri dei messaggi in attesa. Ovviamente era uno zero costante.

Arrivò lunedì mattina, passò in ufficio sul presto.

- Buongiorno Signor Braz, venuto in ufficio presto oggi.

- Maria, non pensavo di trovarla qui.

- Signor Braz, ho chiamato l’altro giorno per avvisare! Sono andata a prendere mia filia in aeroporto e hanno perso valigia. Questi disgraziati. E non hanno ancora chiamato!

Accese l’aspirapolvere inveendo in russo, muovendosi nervosamente per l’ufficio.

Braz non le fece caso e si sedette alla scrivania temporeggiando con delle scartoffie.

Maria spense l’aspirapolvere, si tolse una ciocca di capelli dalla fronte sudaticcia e appoggiò una mano sul fianco come se fosse a punto di dire qualcosa d’importante.

- Comprato telefono nuovo signor Braz? Non sarà mica come altro che sempre bip bip hai un nuovo messaggio, vero?

 


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