Oltre il Destino - Prologo

Scritto il 02/08/2018
da Gianfranco Cellarosi

di Lora Leigh

(vuoi leggere tutto il libro? acquistalo in ebook e cartaceo qui)

Non era una festa a cui Raven volesse partecipare, ma aveva promesso a Morganna, la sua migliore amica, che ci sarebbe stata. E quello significava, ovviamente, incontrarne il fratello. Reno, con gli occhi del grigio più chiaro che mai avesse visto e il fisico più muscoloso e sensuale che Dio avesse mai dato a un uomo. Lasciò il bagno, il corpo lavato, profumato, morbido di crema, convincendosi di non averlo fatto per lui.

Una bugia.

Il suo corpo ne era consapevole.

Voleva trovare una scusa per restare a casa, ma sapeva che non l’avrebbe fatto. Erano settimane che non lo vedeva e le mancava.

Erano amici, si disse. Le era permesso sentirne la mancanza. Non significava niente. Solo perché il cuore le martellava nel petto al pensiero di vederlo, il seno si gonfiava e i capezzoli si inturgidivano, non significava niente, se non che che aveva il potere di eccitarla.

Tutto lì.

Si buttò sul letto, girandosi sulla schiena per guardare il soffitto senza vederlo realmente. Chiuse gli occhi e vide Reno. Lui che abbassava la testa, le labbra così piene e sensuali che prendevano le sue.

La turbarono il gemito che le sfuggì dalle labbra, la pesantezza del proprio corpo, il calore liquido che sentì tra le cosce. Reno aveva mani grandi, ruvide. Come sarebbe stato sentirle muoversi sul corpo nudo, circondarle i seni, strofinarle i capezzoli prima con le dita, poi con la lingua?

Si leccò l’indice e il pollice, portandoseli al capezzolo, imitando quello che immaginava avrebbe fatto lui, e dovette mordersi il labbro per impedirsi di gridare di piacere.

― Sì ― bisbigliò invece. ―Sì, così.

 E sarebbe stato meglio con le dita di Reno più calde, più ruvide, più esigenti.

Mosse le gambe sul letto, scendendo verso il basso con la mano.

Patetica, la schernì la sua mente.

Poteva sempre fantasticare, si giustificò, furiosa. Non era che quello: una fantasia.

Si toccò la carne nuda tra le cosce e dalle labbra le uscì un sospiro spezzato.

Dio, lo voleva.

Poteva averlo. Lo sapeva. Erano quasi due anni, ormai, che lui le dava la caccia. Ogni volta che tornava a casa e la guardava, nelle profondità tempestose del suo sguardo turbinava una promessa. Non contavano i baci rubati, quanto la consapevolezza che un giorno, molto presto, l'avrebbe posseduta sul serio. Raven sapeva che quel momento stava arrivando. Sapeva che non avrebbe potuto resistergli ancora a lungo.

Sempre che avesse voluto resistergli.

Lui la rendeva calda, bagnata. Insinuò le dita nella propria carne umida, bagnandole nei fluidi setosi e facendole scivolare finché non strofinarono il clitoride gonfio.

― Reno ― bisbigliò il suo nome, la voce senza fiato che tradiva la fame del proprio corpo.

Ma era Reno che vedeva. Il suo tocco che sentiva, le sue dita che accarezzavano il piccolo, sensibile bocciolo e che la tenevano in bilico sul confine del piacere; solo un respiro strozzato la separava dall'orgasmo, mentre immaginava le sue labbra su di sé, la sua lingua leccarla, massaggiarla, esplorarla. Ansimò, muovendo le dita più velocemente, con più forza contro il clitoride, sentendo il piacere raggiungere l’apice.

― Sì, prendimi. ― Agitò la testa sul cuscino, intensificando il piacere con le dita. ― Adesso, Reno. Adesso.

Lo immaginò spostarsi sopra di lei. Il membro, grosso e congestionato per la lussuria, scivolare tra le pieghe bagnate, spingere, allargarla, prenderla...

Sollevò i fianchi, inarcandosi all’esplosione che le esplose dentro, al piacere che le riverberò attraverso tutto il corpo, strappandole gemiti di desiderio. Ma non le bastava. Non le bastava mai. L'orgasmo, nonostante il piacere, era venato da una grande sensazione di vuoto, dalla consapevolezza che niente avrebbe potuto eguagliare la realtà. Che se ci fosse stato davvero Reno con lei, se l’avesse fatta sua, non avrebbe sussurrato. Avrebbe urlato.

La mano ricadde sul letto; prese un respiro profondo, esausta.

Tutto quello che voleva, in questa vita, quello di cui aveva sempre avuto davvero bisogno, era Reno.

Ed era l’unico uomo che non avrebbe mai potuto permettersi di avere.