Quindici minuti

Scritto il 25/03/2018
da Eleonora Morrea

di Elena Gorrieri

Chiude la chiamata, appoggia il telefono sul tavolino di ferro e si accende una sigaretta. È molto sorpresa, non se lo sarebbe mai aspettato. Tra un tiro e l'altro si guarda intorno. Le è sempre piaciuto questo appartamento, soprattutto per il piccolo balcone dove rilassarsi e pensare dopo una giornata di lavoro. Le piace prendersi quindici minuti per una sigaretta dopo cena prima di andare a dormire. Intanto la sigaretta è finita e se ne accende un'altra.

Guarda il telefono ed ancora non ci crede. Inizia a pensare e si perde nei ricordi. Tutto era più semplice a 17 anni. Quando la sua vita era solo scuola e famiglia. Poi era arrivato lui e tutto era cambiato. Pensa a come tutto era iniziato: da una semplice amicizia a un amore travolgente.

Ma cosa ne sapevano loro a 17 anni dell'amore? Niente, ma erano eccitati all'idea di scoprirlo.

Pensa al primo bacio, la paura di sbagliare, la paura di non essere capace e poi la felicità. Ricorda la camminata verso casa con il sorriso sulle labbra, le era sembrato di toccare il cielo con un dito.

Erano passati tre anni da quel primo bacio e ancora si amavano alla follia.

Poi, il tragico episodio: lo aveva beccato a tradirla con un'altra. Le era crollato il mondo addosso. Aveva deciso di chiudere la relazione anche se con molta fatica. Lo amava tantissimo, ma non poteva accettare il tradimento. Cercava di andare avanti con la sua vita anche se le mancava un pezzo del suo corpo.

Infine, le molestie. La seguiva ovunque andasse. Quando usciva con gli amici lui era sempre nei paraggi. Aveva cercato di investirla. Era diventato il suo incubo. Era paranoica: quando rimaneva a casa da sola guardava sempre fuori dalla finestra, a ogni minimo rumore saltava giù dal divano e andava ad accertarsi che non fosse lui. Erano stati mesi orrendi, vissuti sempre con l'ansia e la paura.

Poi lui aveva smesso e lei si era costruita una vita. Aveva trovato lavoro in una libreria e le cose andavano bene. Fino a questa sera. Lui l'aveva chiamata. L'aveva chiamata per chiederle di perdonarlo. Le aveva detto che si era comportato in maniera infantile, sciocca e immatura. Lei non sapeva cosa dire, sentiva la sua voce ma era come se fosse immobile. Su insistenza di lui era riuscita a sussurrare un “ti perdono” e poi aveva interrotto la comunicazione.

Accendendosi la terza sigaretta pensa che ha detto una bugia. Non si può perdonare una persona che ha calpestato il tuo cuore . Non si può perdonare una persona che ti ha fatto soffrire tanto profondamente.

Poi prende il telefono, le sigarette ed entra in casa. Ci penserà domani, i suoi quindici minuti sono terminati.


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