Sarà un Miracolo - Capitolo 1

Scritto il 02/08/2018
da Gianfranco Cellarosi

di Judith McNaught

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Il frastuono della musica e delle voci si affievolì man mano che Julianna Skeffington scese le scale della dimora vivacemente illuminata, nella quale seicento membri del bel mondo partecipavano a un ballo mascherato. Davanti a lei, i giardini di rappresentanza erano rischiarati da torce e brulicavano di ospiti in maschera e servitori in livrea. Più in là, un enorme labirinto di siepi incombeva nell’oscurità, offrendo punti decisamente migliori in cui nascondersi, e fu lì che Julianna si diresse.
Appiattendo sui fianchi la crinolina del suo costume da Maria Antonietta, si gettò in mezzo alla folla, facendosi strada il più velocemente possibile tra cavalieri in armatura, buffoni di corte, briganti e tutto un assortimento di re, regine e personaggi shakespeariani, unitamente a un gran numero di animali domestici e selvaggi.
Non appena scorse un varco tra la gente, vi si infilò, prestando attenzione a non scontrarsi con un enorme albero pieno di foglie e mele che pendevano dai rami. L’albero le accennò un cortese inchino e le sfilò davanti, circondando con un ramo la vita di una signora travestita da lattaia e munita di secchio.
Julianna non fu più costretta a rallentare il passo finché non raggiunse il centro del giardino, dove un gruppo di musicisti, piazzato tra un paio di fontane romane, suonava per le coppie desiderose di ballare. Scusandosi, aggirò un uomo alto, travestito da grosso gatto nero che stava sussurrando all’orecchio di una topolina grigia. L'uomo si fermò abbastanza a lungo da gettare un’occhiata di apprezzamento alla profonda scollatura increspata di bianco dell’abito di Julianna, poi le sorrise audacemente e ammiccò, prima di riportare l’attenzione all’adorabile topina con i baffi incredibilmente lunghi.
Sbalordita dal comportamento sfrenato a cui stava assistendo quella sera, in particolare lì nei giardini, Julianna gettò una rapida occhiata alle spalle. Vide sua madre emergere dalla sala da ballo e fermarsi sulla terrazza al braccio di uno sconosciuto, intenta a esaminare lentamente i giardini. Stava cercando lei. Con l’istinto di un segugio, la donna si voltò e guardò diritto nella sua direzione.
Quella scena familiare fu sufficiente per spingere Julianna a correre, finché non si imbatté nell’ultimo ostacolo sulla via che conduceva al labirinto: degli individui chiassosi, radunati in un folto gruppo sotto gli alberi, ridevano fragorosamente di un giullare improvvisato che tentava di far roteare in aria delle mele, senza successo. Piuttosto che passare davanti a loro, e rendersi visibile agli occhi della madre, Julianna decise che fosse più saggio aggirarli da dietro.
― Permesso, signori ― disse, mentre tentava di intrufolarsi tra gli alberi e la fila di schiene maschili. ― Devo passare. ― Invece di spostarsi per concederle spazio, come la comune cortesia avrebbe voluto, due di loro la guardarono da sopra le spalle, quindi si voltarono completamente senza scostarsi.
― Bene, bene, bene, cosa abbiamo qui? ― disse uno di loro, la voce molto giovane e alticcia mentre si afferrava con una mano all’albero accanto a lei. L’uomo spostò lo sguardo verso un servitore che gli stava offrendo un bicchiere colmo di un qualche tipo di liquore; lo afferrò e lo porse a lei. ― Un rinfresco, signora?
In quel momento, Julianna era più preoccupata di sfuggire a sua madre, che non di venire approcciata da un giovane lord ubriaco che riusciva a stento a reggersi sulle gambe, considerato anche che i compagni gli avrebbero di certo impedito di comportarsi peggio di quanto stesse facendo. Julianna accettò il bicchiere per evitare di fare una scenata, si abbassò passandogli sotto il suo braccio e si affrettò a superare gli altri, con il solo scopo di raggiungere la sua destinazione finale, incurante del liquore che teneva in mano.
― Dimenticati di lei, Dickie ― udì uno dei  compagni che parlava. ― La metà delle ballerine dell’opera e del demi-monde si trova qui stasera. Puoi avere qualsiasi femmina che attiri il tuo sguardo. Quella non ne vuole sapere di giocare.
Julianna ricordò di aver sentito che certi moralisti del Ton non vedevano di buon occhio i balli in maschera, soprattutto per le giovani lady di buona famiglia, e dopo tutto quello a cui aveva assistito quella sera era sicura di capirne il motivo. Con le identità protette dietro costumi e maschere, i membri della società bene si comportavano alla stregua del comune... popolino.