Dichiarazione: il lato oscuro

Scritto il 18/06/2018
da Eleonora Morrea

di Giovanni Santangelo

Manu è una mia cara amica che lavora nello studio di un commercialista. Lo chiamano il Dottore, un tiranno che spesso la costringe a orari, diciamo, un po’ inconsueti.

Lei si lamenta,  purtroppo però il lavoro non sempre lo si può scegliere. Anzi, vista la sua non più verde età, è già contenta di averne uno!

A differenza dei CAAF, i commercialisti sono visti sempre un po’ border line, si lamenta lei. Nei loro studi passa un’umanità variegata, ma tutti accomunati dalla speranza di riuscire a pagare il meno possibile al Fisco. Leggi e regolamenti vengono spesso passati al microscopio per trovare la giusta forma o, a volte, il giusto cavillo per riuscire ad accontentare i clienti. Un po’ come dall'avvocato. E quando il cavillo non basta più, si passa al Lato Oscuro. Ad operazioni poco limpide, poco lecite e sicuramente poco legali.

Ma Manu lavora in un piccolo studio, mi sono sempre detto, non ci sono grandi possibilità, né si presenta la necessità di intrallazzi. Piccoli artigiani, attività commerciali spesso familiari, un giro d’affari contenuto. L’episodio che sto per raccontarvi, però, ha un po’ incrinato questa mia visione, facendomi intravvedere il Lato Oscuro che in precedenza ignoravo o, forse, volevo ignorare.

In realtà Manu non è una commercialista ma a volte, per un fato imperscrutabile, la vita ti porta in luoghi in cui mai avresti pensato di poterti trovare. E così, una ragazza timida ed un po’ ribelle si ritrova a lavorare per un commercialista. Ma l’anima avventurosa ed un po’ sbarazzina le è rimasta, nonostante le prime rughette.

Svolge le mansioni più varie insieme alla sua collega Paola, che però è laureata e si trova nello studio per il necessario tirocinio.

Si lamenta spesso con Manu della sua condizione: paga bassa, poche occasioni di crescere professionalmente, la sensazione di essere sfruttata. Ma Manu mi dice che in giro c’è di molto peggio! Negli altri studi spesso non pagano, ti sfruttano e se ti lamenti ti buttano fuori.

Nelle occasioni in cui ci vediamo mi racconta spesso del suo lavoro, una maniera per sfogarsi un po’, dato che col marito non può farlo. Lui ha poca pazienza e non fa che rimproverarla, così lei si tiene tutto dentro e quando può si confida con la sua collega Paola o con le amiche. Oppure qualche volta con me, che sono il suo migliore amico.

Non ci vediamo spesso, abbiamo i nostri impegni: il lavoro, la famiglia ecc. Però condividiamo alcune passioni, tra cui il Tango e il cioccolato. La nostra passione per il dolce alimento ci accomuna. Facciamo sempre a gara a chi scopre prima la novità più golosa o l’evento più interessante.

E proprio la passione per lo stupendo alimento fa da sfondo alla nostra storia.

Avevamo programmato da tempo di andare alla manifestazione più “cioccolatosa” dell’anno e l’altro giorno aspettavo la mia amica  per andarci insieme.

Per l’occasione ci siamo dati appuntamento in un piccolo bar comodo per entrambi. Per ingannare l’attesa scorro i post su Facebook. Manu è un po’ in ritardo, ma non sono preoccupato dato che spesso il suo lavoro la trattiene in ufficio più del dovuto. Sono solo un po’ in ansia perché si sta facendo tardi.

Improvvisamente Il suono argentino di messenger mi scuote e mi strappa dai miei pensieri. Accidenti, Manu sta partendo ora. Forse il solito cliente dell’ultimo minuto! Speriamo non ritardi troppo, altrimenti addio manifestazione.

Per fortuna venti minuti dopo la vedo parcheggiare e scendere dall’auto in lontananza, sull’altro lato della strada. Non si può non notarla. Il corpo morbido, affusolato e flessuoso, con un che di felino. Un’aureola di ricci castani le contorna il viso ed ondeggia al minimo movimento, una criniera quasi leonina.

Mi vede, mi saluta con la mano sorridendo e si avvicina con passo veloce.

Finalmente si lascia cadere sulla sedia di fronte a me.

- Uff! Scusami, ma oggi è stata una giornata campale! E’ un brutto periodo questo: dobbiamo chiudere le trimestrali, l’Iva, l’Unico e altre menate. E poi….

La guardo. Ha l’aria corrucciata e seria. Quando fa così vorrebbe dirmi qualcosa, ma ha sempre il dubbio di risultare inopportuna. Decido di venirle in soccorso.

- E poi? Le chiedo.

- E poi… ci sarebbe Paola. Ho fatto tardi parlando con lei. Ma non dobbiamo andare?

- Si è fatto tardi, ma se vuoi possiamo andare lo stesso. Magari qualcosa dell’evento riusciamo ancora a vederlo, prima che chiudano.

- Sì, andiamo. Strada facendo ti racconto.

Oggi guido io, l’auto più piccola mi permette di parcheggiare più agevolmente.

Per fortuna il tragitto che dobbiamo percorrere non è particolarmente trafficato e posso ascoltare tranquillamente quello che Manu mi sta raccontando.

- Oggi Paola era in vena di sfogarsi.

- Beh, non è certo una novità - ridacchio.

- Vero - replica lei seria. - Ma stavolta era veramente sconvolta.

- Addirittura? E cosa può mai essere successo?

- Allora. Eravamo in pausa pranzo e, come al solito, abbiamo apparecchiato il piccolo tavolino nell’angolo. Sai, quello vicino alla grossa pianta di Ficus.

- Sì, ho presente. Lì si può parlare tranquilli.

- Appunto. Paola mi confida sottovoce che alcuni documenti portati il giorno prima da un cliente le sembrano non a posto. In pratica ha il sospetto che le fatture siano state contraffatte per coprire un giro poco pulito.

- Ah! - L’esclamazione mi esce spontanea. -E cioè?- chiedo.

- Secondo Paola, un nostro cliente, che gestisce la rivendita di auto usate, ha truccato alcune fatture, facendo risultare italiane auto estere. Probabilmente arrivate da un mercato parallelo proveniente da furti o particolari condizioni locali. Lei non conosce il meccanismo e non credo nemmeno sia così conveniente conoscerlo. Quando viene da noi uno dei due titolari, il solo vederlo mi mette i brividi. A volte si appartano con il Dottore nello studio, ma non so bene cosa si dicano. Normalmente non ci sono problemi. Stavolta, però, le fatture erano così malamente alterate che Paola non ha potuto fare a meno di accorgersene, nonostante la sua poca esperienza. Può darsi abbiano dovuto fare le cose in fretta oppure non so, qualcos’altro.

- Così a naso mi sembra una cosa poco pulita! - Il commento mi esce quasi involontario. - Ma Paola ha detto o fatto qualcosa?

- Sì. È’ andata dal Dottore dicendo che c’era qualcosa di poco chiaro in quelle fatture. Lui è improvvisamente diventato nervoso e le ha detto di non preoccuparsi. Dopo di che ha preso in consegna l’intero incartamento e l’ha congedata.

- Dopo pranzo ci piombano in studio entrambi i titolari della rivendita auto, molto nervosi e con due voluminose valigette. Io e Paola ci guardiamo sorprese. E’ tutto molto strano, anomalo. Riusciamo a malapena ad annunciarli al Dottore, che si fiondano nello studio e ci restano per quasi un’ora! Ah, ma siamo arrivati! Bene, mi sembra ci sia ancora parecchia gente.

Vero, siamo finalmente arrivati alla manifestazione. Non me ne sono quasi accorto, preso dal suo racconto.

- Dai Manu, addolcisciti un po' la bocca! Guarda che splendore! - le dico indicandole i banchi straripanti di ogni ben di Dio cioccolatoso.

Effettivamente, di fronte a quello spettacolo era impossibile non sciogliersi e addolcirsi.

Manu si aggira tra i banchi con gli occhi spalancati, come a voler vedere il più possibile. È uno spettacolo guardarla mentre radiografa ogni vetrina dei banconi cioccolatosi! Mi torna in mente la mia Giulia, quando da piccola la portavo in pasticceria. Col nasino appiccicato al vetro e gli occhioni spalancati, perennemente indecisa su cosa prendere. Avrebbe voluto prenderli tutti, ma poi finiva sempre per prendere quelli con tanto cioccolato. Ora è grande, ma continua sempre a scegliere quelli con tanto cioccolato.

- Guarda! Ma guarda che belli quegli oggetti!

L’esclamazione di Manu mi riporta alla realtà.

Mi sta indicando un bancone di almeno cinque metri, traboccante di oggetti in cioccolato: utensili di officina, animali, oggetti di casa e tutte le forme nate dal genio creativo sbizzarrito del pasticciere. Una vera delizia. Osserviamo muti quello splendore. Ma che prezzi! Alla fine compriamo quelli con un prezzo un po' più abbordabile ed usciamo, anche perché è giunta l’ora di chiusura.

Sulla strada del ritorno, addentando un pezzo di cioccolato, (non ce la facevo proprio ad aspettare fino a casa!), le chiedo il seguito della storia.

Mi guarda ed il suo viso si rabbuia. Mi pento di averle ricordato quella storia spiacevole, ma ormai è troppo tardi.

- Bah. Dopo che sono usciti il Dottore ha riconsegnato il loro fascicolo a Paola per l’archivio. Rimasta sola ha sbirciato le fatture che però, ora, sembravano perfettamente in regola. Non si intravvedeva traccia di alterazione. Evidentemente avevano fatto un buon lavoro nello studio del Dottore.

- Pensate a una denuncia?

Abbassa lo sguardo, giocando distrattamente con il portachiavi della sua auto.

- Ne abbiamo discusso io e Paola, per questo ho tardato stasera. Lei è combattuta ma io sono assolutamente contraria. Perché dovremmo? In base a cosa? Prove non ne abbiamo più - obbietta Manu. -Oltretutto Paola è in una situazione ballerina, può perdere il lavoro in qualsiasi momento. - Poi mormora: - Anzi, meno ne sappiamo di questa storia e meglio è!

La capisco e capisco anche la sua paura, visti i tizi coinvolti. Certo, il suo dovere di cittadina sarebbe di denunciare la truffa, ma ne varrebbe la pena? Secondo me no, ha ragione lei. Oltre a mettere a rischio lo studio e il posto di lavoro di entrambe, avrebbero dovuto anche dimostrare la loro estraneità. Avrebbe significato avvocati e spese che non poteva permettersi. Oltre al probabile ostracismo degli altri studi. No, ha ragione lei, anche se il cuore pesa e lo stomaco si stringe.

- Speriamo vada tutto bene. Sai, a volte odio il mio lavoro - mi confida ad occhi bassi e con un filo di voce. - Ma secondo te esiste un lavoro dove cose del genere non accadono?

- No Manu, hai ragione tu. In tutti i i lavori, prima o poi, capita la giornata storta e si arriva a odiare il proprio lavoro. Ma ormai lo fai da così tanto tempo che secondo me, in fondo in fondo, un po’ lo ami.”

- Può darsi.

- Certo Manu. Amare il proprio lavoro ci aiuta a sopportare i momenti tristi, ma tutti abbiamo bisogno di lavorare e non solo per i soldi” replico.

- Cioè?

- “Per sentirci utili e realizzati. O anche solo per uscire di casa e conoscere gente nuova. Meglio se non come i due tizi della rivendita di auto!

- Ah,  ah, vero!

- Poi può anche capitare la giornata storta, ma noi resistiamo e cerchiamo di prendere il meglio dalla vita, giusto?

- Giustissimo - mi risponde con la voce un po' impastata di cioccolato. - Come questa meraviglia!- E addenta l’ennesimo pezzo di scura leccornia.

La guardo. Con le labbra tinte di marrone, mentre è intenta a dare il ben servito a una chiave inglese, non sembra proprio una tetra e arida commercialista!