Una sera d'estate

Scritto il 25/06/2018
da Eleonora Morrea

di Michele Vaccaro

Il termometro fissato alla parete indica 32° e umidità al 60%.

Trentadue gradi alle dieci di sera. Roba da poter friggere le uova sull’asfalto. L’ennesima giornata di caldo stordente, regalo non desiderato da parte della natura, che ha deciso di vendicarsi per i tanti torti subiti. Una serata in cui sudano anche i pensieri, colano come rivoli untuosi sulla pelle.

Ruggero Loi picchietta sui tasti del portatile e ogni tanto si volta per lanciare uno sguardo ozioso alla finestra che dà sulla strada. Sono rari i passanti che se ne vanno in giro con quell’afa. La gente è in villeggiatura o barricata dentro le abitazioni, con il climatizzatore regolato su temperature che rendano la serata più sopportabile.

Vede un anziano che porta a spasso il cane, una coppietta di adolescenti che mangia un gelato e ridacchia dei fatti propri, un ciclista che pedala piano e si gode la calma piatta delle vie semideserte illuminate dalla luce giallognola dei lampioni. Spazia con la visuale nel vuoto circostante di una cittadina dove il tempo pare si sia assopito.

Il romanzo che sta scrivendo non ne vuole sapere di proseguire. Mentre sbuffa e si asciuga il sudore con un fazzoletto di carta, si accorge che le sigarette sono finite. È presto per andare a dormire, e poi deve ancora cenare e lavorare almeno un’altra oretta.

È in ritardo con i tempi di consegna del manoscritto, e l’editore è uno con il quale i margini di dialogo sono prossimi allo zero. Le sigarette gli servono, lo aiutano a pensare. Sotto voce, impreca contro ogni santo del paradiso,in rigoroso ordine alfabetico. S’infila i pantaloni e la camicia e si reca al distributore automatico dall’altro lato della strada.

La ragazza piange sommessamente, con la testa incavata nel collo, appoggiata di spalle al muro dell’edificio. Sui trenta o giù di lì, in blue jeans, t-shirt bianca e con un piercing al naso. Snella, con i capelli tagliati corti, non molto alta, di una bellezza poco appariscente, ma costruita nei particolari. Ruggero la nota subito e, dopo un attimo di indecisione, le si avvicina piano.

“Mi scusi, c’è qualcosa che non va?” le chiede, con un tono che vuole essere rassicurante. Lei solleva con lentezza la testa e lo guarda fisso. “No, non ci faccia caso, non è nulla, mi passa subito”, risponde con voce quasi impercettibile, per poi tornare e a incavare la testa.

“Ma lei sta piangendo”.

“Le ripeto, non è niente. Grazie comunque per l’interessamento” dice la ragazza, in tono gentile.

“Mi scusi se insisto, posso fare qualcosa per lei? Magari offrirle un caffè. C’è un bar proprio di fronte”. Adesso, la ragazza lo guarda con un’espressione curiosa. “Vada per il caffè, allora. La ringrazio molto”.

Entrano nel bar e si siedono a un tavolino vicino all’ingresso. Il barista arriva dopo qualche minuto a prendere l’ordinazione.

“Non è che gradirebbe anche qualcos’altro? Che so, un sandwich, magari?” le chiede Ruggero, scegliendo con cura le parole per non correre il rischio di offenderla. Sembra un po’ malconcia, e forse avrà fame, pensa tra sé, ma non lo dice per pudore.

“No, grazie, va bene il caffè. Lei è davvero gentile”.

“A proposito, io mi chiamo Ruggero”.

“Pamela”.

“Caldo, stasera, eh?” dice lui, sbottonandosi un po’ la camicia impregnata di sudore.

“Eh, sì, questa è un’estate torrida” risponde lei, accennando un timido sorriso.

“Pensi che siamo soltanto a luglio” rilancia Ruggero. “C’è ancora un mese e mezzo da soffrire. Io l’estate non la sopporto. Preferisco i mesi freddi, ti copri e hai risolto. Ma d’estate cosa che puoi fare, stracciarti la pelle di dosso?” continua, agitando le mani per ventilarsi un poco.

Pamela ride divertita e Ruggero si accorge di quanto sia carina.

“È stato un bene incontrarla, stasera che avevo la luna di traverso” dice la giovane.

“Perché non ci diamo del tu?” le chiede lui.

“Certo, come vuole… come vuoi”.

Il ghiaccio è rotto, e mentre aspettano i caffè, Pamela comincia a raccontarsi. Dice di venire da Monfalcone, figlia unica di genitori benestanti.

Allontanata da casa a seguito di storie di droga e per una gravidanza non gradita a suo padre. Non appena partorito, il bambino le è stato portato via dai servizi sociali e il giudice lo ha affidato ai nonni materni. Lei ha deciso di tagliare i ponti con la famiglia e con la sua città per sempre.

Da qualche anno, si è trasferita al sud, e ha trovato lavoro in un negozio di alimentari, proprietà di due brave persone, marito e moglie, che la pagano piuttosto bene. Quella sera, però, dopo l’orario di lavoro, è stata assalita dalla malinconia e si è lasciata andare alle lacrime.

Ruggero ascolta con attenzione, la lascia sfogare senza fare troppe domande. Pamela alterna i momenti di narrazione a delle pause studiate, come se avesse un tempo personale dentro.

I caffè arrivano e li bevono in silenzio. Poi escono dal locale e lui ricorda di dover prendere le sigarette. Si avvicina al distributore, estrae la tessera sanitaria e la infila nella macchinetta, poi inserisce le monete e seleziona la marca. Infine, pigia il pulsante e aspetta che escano il pacchetto e gli spiccioli del resto.

“Che controsenso” dice rivolto a Pamela. “Con la tessera sanitaria si possono acquistare le sigarette. Roba che solo in Italia…”

Lei sorride, annuisce e gli chiede di offrirgliene una. Fumano in silenzio, mentre guardano spegnersi le luci al neon rosso del bar e la saracinesca abbassarsi.

“Ti andrebbe di bere un goccio a casa mia?” le propone. “E magari anche di mettere qualcosa sotto i denti? Io non ho ancora cenato e mi farebbe piacere se mi facessi compagnia”.

Lei ci pensa un po’ su, poi risponde: “Non so, dovrei rientrare, ma non c’è nessuno ad aspettarmi, vivo da sola in un piccolo appartamento. Quasi quasi… ma sì, andiamo!”

“Bene!” esclama lui. “Io abito a quattro passi da qui, dopo ti accompagno con la macchina”.

 

Quella ragazza gli piace, Ruggero non mente mai a se sé stesso. Pamela ha lo sguardo sofferto e una grande dignità. Il destino è stato ingiusto con lei, così giovane e già messa a dura prova dalla vita. Sì, gli piace proprio. Lui è solo come un cane, dopo la rottura definitiva con Giulia, e ha bisogno di un nuovo calore che gli sciolga il gelo dentro, nonostante l’afa di quel luglio balordo e inutile. Inutile fino a quel momento.

Si avviano a passi lenti verso l’abitazione.

Ruggero inserisce la chiave nella toppa e apre la porta, che cigola un po’ sui cardini. L’appartamento non è grande, due vani e accessori, preso in affitto dopo la fine della convivenza, durata parecchi anni, e che lo ha restituito alla condizione di numero dispari.

Dopo una cena leggera, condita con chiacchiere, risate e mani che si sfiorano, Ruggero e Pamela finiscono a letto. Lui la prende con dolcezza e lei si lascia guidare docile nel gorgo di quella passione nata per caso. Pensa che quella ragazza fragile potrebbe essere una nuova luce nella sua esistenza opaca.

Certo, dovrebbe conoscerla meglio, approfondire, ma cos’è un pizzico d’impegno per un eventuale futuro di felicità? Alla fine, si addormentano esausti e allacciati stretti. Ruggero dorme sereno e fa dei bei sogni, come non gli accadeva da mesi.

A volte la vita riserva sorprese incredibili, le porte del destino girano a ritmo continuo e bisogna imboccare il varco giusto al momento opportuno. Questione di fortuna, la dea bendata tesse le sue trame imponderabili come una pallina che gira vorticosa nella roulette.

Se Ruggero non avesse terminato le sigarette, il finale della serata sarebbe stato completamente diverso. Invece la pallina si è fermata nella casella giusta.

Durante la notte si gira nel sonno e cerca con le mani il corpo caldo e morbido di lei, Lo accarezza, lo sente vibrare sotto le dita, ne ascolta il respiro quieto e si convince che tutto abbia senso, lì, in quel momento, in quella stanza.

Al mattino, però, si alza per andare in bagno e non la trova più accanto a sé. La cerca nelle altre stanze, poi nota un biglietto sul tavolo della cucina. Lo afferra e lo legge:

Perdonami, Ruggero, sei stato gentile con me, ma io sono alla continua ricerca di denaro, e questo è l’unico modo che conosco per poterlo ottenere.

La storia che ti ho raccontato è inventata di sana pianta. Stanotte, però, è stato bello e non ho finto nemmeno per un attimo.

Ti auguro il meglio dalla vita, perché sei una persona buona. A proposito, il tuo romanzo è davvero avvincente e mi sarebbe piaciuto conoscerne il finale. Pazienza, vorrà dire che quando sarà ultimato lo comprerò in libreria. Pam”.

Ruggero si precipita in camera da letto, afferra i pantaloni e tocca la tasca posteriore sinistra, dove tiene il portafogli. È sempre al suo posto, lo apre, ma i trecento euro non ci sono più.

Rimane a fissare il vuoto per alcuni secondi, sentendosi un perfetto idiota. Poi si sposta in bagno a urinare. Vomita nella tazza, tira lo sciacquone ed esce.

Il portatile è rimasto acceso tutta la notte, con la freccetta del mouse a pulsare; un’intermittente attesa.

Lancia uno sguardo dalla finestra, poi si siede e ricomincia a scrivere. Il termometro alla parete segna 34° e 80% di umidità.