Come vorrà il Destino - Capitolo 1

Scritto il 02/08/2018
da Gianfranco Cellarosi

di Judith McNaught

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Diana Foster camminava avanti e indietro di fronte alla propria scrivania, il telefono tra spalla e orecchio, noncurante della vista spettacolare che si apriva al di là della vetrata del grattacielo che ospitava gli uffici della rivista Lo stile dei Foster, a Houston.
― Ancora nessuna risposta da casa? ― le chiese Kristin Nordstrom, l’assistente di produzione della rivista.
Diana scosse il capo e riagganciò, allungandosi per prendere la borsa dal mobile dietro la scrivania. ― Probabilmente sono tutti in giardino, per la pacciamatura o cose di questo tipo ― scherzò. ― Hai mai fatto caso ― continuò con un mesto sorriso, infilandosi la giacca di lino verde lime rifinita di bianco, ― che quando hai delle notizie davvero eccitanti, le persone con cui vuoi condividerle sono sempre irraggiungibili?
― Be’, che ne pensi di condividere la notizia con me, nel frattempo ― suggerì Kristin scherzosamente.
Diana si fermò nell’atto di lisciare le pieghe della gonna bianca e le rivolse un sorriso, ma dovette alzare lo sguardo per farlo. A trentadue anni, Kristin era di due anni più vecchia di Diana ed era alta un metro e ottanta, aveva la carnagione chiara e gli occhi azzurri dei suoi antenati nordici. Era anche coscienziosa, energica e attenta ai dettagli, tre caratteristiche che facevano di lei un membro ideale per il dipartimento di produzione.
― Okay, hai vinto. Ho appena deciso di realizzare un servizio fotografico di nozze per il numero Matrimoni da favola, a Newport, Rhode Island. Mi è capitata l’occasione questa mattina; la pressione dovuta alla scadenza sarà enorme, ma è troppo allettante per rinunciare. In effetti, se sei disponibile, ti manderei a Newport una settimana prima del matrimonio, per aiutare il nostro staff. Mike MacNeil e Corey arriveranno qualche giorno più tardi. Puoi lavorare con loro mentre scattano le foto. Avranno bisogno di un paio di mani in più, e avrai l’opportunità di scoprire cosa significa lavorare sul campo, sotto pressione e in condizioni difficili. Che te ne pare?
― Non posso chiedere di meglio ― rispose lei, il viso illuminato da un grande sorriso. ― Ho sempre desiderato fare esperienza con lo staff di Corey. Newport dovrebbe offrire una splendida ambientazione per il layout ― osservò, mentre Diana si avviava alla porta. ― Diana, prima che tu vada, voglio ringraziarti per tutto quello che hai fatto. È una gioia lavorare con te...
Diana fece un gesto vago con la mano, sorridendo. ― Continua a cercare Corey. Oh, e continua a chiamare a casa. Se risponde qualcuno, di’ loro di restare dove sono finché non li raggiungo, che ho grandi novità ma voglio che ci sia anche Corey.
― Lo farò. E quando vedi Corey, per favore dille che sono entusiasta all’idea di lavorare con lei. ― Fece una pausa, un sorriso buffo sul viso. ― Diana, Corey si rende conto di quanto assomigli a Meg Ryan?
― Ti do un consiglio: non dirle niente ― la mise in guardia Diana con una risata. ― Viene avvicinata in continuazione da estranei, che poi si rifiutano di credere che lei non sia Meg Ryan, e qualcuno arriva anche a essere sgradevole, convinto che lei stia mentendo.
Il telefono squillò, interrompendole. Kristin si allungò sulla scrivania per rispondere. ― È Corey ― disse, porgendole il telefono. ― Chiama dall’auto.
― Grazie al cielo! ― Diana tornò di corsa a prendere la cornetta. ― Corey, è tutta la mattina che cerco di rintracciarti. Dove sei stata?
Corey percepì l’eccitazione nella voce della sorella, sebbene in quel momento la sua attenzione fosse concentrata su un pickup arancione determinato a infilarsi nella sua corsia, esattamente dove si trovava la sua auto. ― Sono stata dal tipografo tutta la mattina ― rispose mentre saggiamente optava per cambiare corsia, lasciando così spazio all’altro veicolo, piuttosto che ritrovarsi una scanalatura arancione impressa sulla portiera della macchina bordeaux. ― Non ero soddisfatta di alcuni scatti fatti per il layout del barbecue per il prossimo numero, e gliene ho portati degli altri.
― Non preoccuparti di quel numero, andrà sicuramente bene. Ho qualcosa di più importante da dirti: una grande notizia. Puoi incontrarmi a casa tra una ventina di minuti? Vorrei dirlo a tutti.
― Hai appena detto non preoccuparti di un numero? ― la prese in giro Corey, divertita e sorpresa che la sorella, perennemente cauta, mostrasse quell’insolito ottimismo. Diede un’occhiata allo specchietto retrovisore e cambiò corsia, così da prendere l’uscita per River Oaks invece di continuare verso l’ufficio, come aveva inizialmente previsto. ― Sto andando a casa, ma insisto per un indizio subito.
― Okay, eccolo: cosa diresti se ti rivelassi che mi è appena piovuta tra le braccia un’incredibile opportunità per il numero dedicato ai Matrimoni da favola? La madre della sposa è chiaramente ansiosa di rafforzare ulteriormente il suo status sociale e vuole che pubblichiamo un servizio sul matrimonio della figlia nella rivista Lo stile dei Foster. Se accettiamo, è disposta a garantire che verrà celebrato nell’autentico “Stile dei Foster” sotto la nostra supervisione, e pagherà qualsiasi cifra, oltre a sostenere le spese di viaggio per tutto il nostro staff,
Per mesi, Corey e Diana avevano discusso sulle possibili ambientazioni e contenuti per il matrimonio “ideale” che volevano mettere in scena e presentare all’interno di quel numero, ma finora avevano scartato tutto, perché Diana riteneva che fossero troppo costosi, o perché Corey li giudicava inaccettabili dal punto di vista artistico. Diana si faceva carico di tutte le questioni finanziarie che riguardavano la Foster Entrprises, ma il merito degli strepitosi servizi fotografici, che apparivano sulle pubblicazioni dell’azienda, era tutto di Corey. ― Mi sembra ottimo per quanto riguarda il budget, ma che mi dici della località? Che tipo di ambientazione avremo?
― Preparati ― rispose Diana.
In macchina, Corey non poté non sorridere d’aspettativa. ― Pronta. Dimmi.
― Il matrimonio avrà luogo nel giardino di casa dello zio della sposa... un delizioso cottage di quarantacinque stanze, costruito nel 1895, completo di soffitti affrescati, intonaci favolosi... e senza dubbio centinaia di quei piccoli particolari architettonici che potresti includere nel nostro prossimo libro fotografico. Hai presente ― continuò, ― quegli enormi, sofisticati e bellissimi cataloghi che sfogli nel tempo libero?
― Non tenermi in sospeso ― rise Corey, sempre più entusiasta. ― Dove si trova la casa?
― Sei pronta?
― Credo di sì.
― Newport, Rhode Island.
― Oh, mio Dio, è perfetto! ― ansimò Corey; la sua mente da fotografa pregustava già le inquadrature panoramiche arricchite da favolosi yacht che galleggiavano sulle acque limpide e scintillanti dello sfondo.
― La madre della sposa mi ha mandato alcune foto della residenza del fratello, e stamattina mi ha chiamato. Da quanto si è lasciata sfuggire, ho la buffa sensazione che sia lui a pagare per l’intero matrimonio. Oh, dimenticavo, mi ha promesso la collaborazione di sei persone del luogo, che lavoreranno sotto la nostra supervisione. Le spese per i materiali e la manodopera freelance sono a loro carico, e i nostri avranno a disposizione stanze private all’interno della casa. Gli alberghi sono già tutti prenotati per la stagione, e tu avrai bisogno di lavorare fino a tardi, quindi questa mi sembra una soluzione agevole. Inoltre, circoleranno per la casa i domestici e gli ospiti invitati al ricevimento, quindi è necessario essere presenti e assicurarsi che nessuno manometta il nostro lavoro.
― Nessun problema. Per un’occasione simile, lavorerei e dormirei nella casa di Barbablù.
La voce di Diana perse un po’ di quella gioiosa sicurezza. ― Sì, ma puoi farlo nella casa di Spencer Addison?
La risposta di Corey fu istintiva e immediata. ― Preferirei Barbablù.

(continua...)