Il Lord del Peccato - Capitolo 1

Scritto il 02/08/2018
da Eleonora Morrea

di Jess Michaels

(vuoi leggere tutto il libro? acquistalo in ebook e cartaceo qui)

― Non avete scelta, Trevington. Dovete accettarlo.
Sin si accomodò nella sedia vicina al fuoco, nel salotto del suo peggior nemico. Non perdeva occasione di godersi l’espressione sulla faccia rossa e gonfia del bastardo. Trevington meritava dolore, rovina e anche di più. Meritava di soffrire.
E Sin avrebbe fatto in modo che accadesse.
L’altro si voltò a guardarlo, gli occhi allucinati. ― Vi ho pagato una parte, Sinclair, ma non ho a disposizione l’intera somma in questo momento. Dovete darmi più tempo.
Sin nascose un sorriso. Prega, bastardo.
― Quando eravate voi a vincere, avete forse concesso altro tempo ai vostri compagni di gioco, per saldare le loro scommesse? ― gli chiese.
Trevington esitò, poi prese ad annuire così rapidamente che il collo sembrò oscillare come sospeso su un cardine. ― Certo! Certo, signore.
Sin balzò in piedi e attraversò la stanza senza neppure rendersene conto. Lo afferrò per il colletto e lo sbatté contro il muro, una, due volte, fino a fargli mancare l’aria.
― Bugiardo ― gli ringhiò sul viso.
― Vi prego! ― ansimò Trevington con gli occhi fuori dalle orbite, il colorito livido. ― Vi prego, farò qualsiasi cosa.
Sin lo lasciò andare facendo un passo indietro, e quello ricadde a terra di botto. ― Ora vi credo. Dunque, accordiamoci. Voi avete qualcosa che desidero.
Trevington si rimise in piedi a fatica, le mani protese come a chiedere pietà. ― Qualunque cosa sia, potete averla. Se estinguerà il mio debito, ve la sacrificherò.
― Qualunque cosa voglia?
― Sì!
Sin ritornò alla sedia con un sorriso tirato. ― Che ne dite della virtù della vostra figlia più giovane?
Quasi quasi si aspettava che il bastardo esitasse. Che si fermasse a considerare cosa significasse per sua figlia, Evelyn Greville, la proposta di Sin. Ma non lo fece. Al contrario, annuì subito. ― Sì! Evelyn è vergine, signore, ve lo assicuro.
Sin inghiottì la nausea bruciante. Trevington era a conoscenza della sua sordida reputazione, eppure non aveva pensato al disagio della figlia, o alla sua salvezza. Era disposto a gettarla tra le fiamme dell’inferno pur di salvarsi la pellaccia.
E sebbene ciò si adattasse perfettamente ai piani di Sin, l’idea gli dava comunque fastidio e lo rendeva sempre più desideroso di prendersi Evelyn. La osservava da mesi. Non era il motivo per il quale si era messo a giocare d’azzardo con Trevington... no, quello era stato per vendetta. Ma Evelyn era diventata l’unica luce nell’oscurità della sua ira. La sua innocenza lo aveva attratto, tuttavia era stato qualcos’altro a farlo impazzire, a fargliela desiderare di notte, quando si svegliava eccitato e pronto per una donna. Aveva scoperto il segreto di Evelyn e quello aveva cambiato tutto.
Era l’unica ragione per la quale avrebbe osato pretendere la sua innocenza come vendetta finale verso suo padre.
― Molto bene. ― Sin annuì. ― Ma non voglio solo una notte per prendere la sua virtù. Mi dovete molto di più di ciò che può ripagarmi una notte.
Trevington lo guardò, colmo di paura e preoccupazione, ma solo per se stesso. ― Che altro volete? Cosa pareggerà i nostri conti?
Sin stava per dire “nulla”, ma si trattenne. Non c’era bisogno di rivelare quanto ci fosse di personale in quell’affare. Il futuro di una figlia in cambio della vita di un padre.
― La voglio per due settimane. Nella mia proprietà del Devon. ― Si studiò le unghie come se fosse annoiato, mentre in realtà si sentiva teso, avvolto a spirale come un serpente pronto a colpire. ― Sto per partire oggi. Aspetterete tre giorni prima di mandarla da me. Verrà una carrozza a prenderla. Non le direte dove è diretta né per quale scopo. Non porterà con sé nessuna domestica. Avete compreso le istruzioni?
Trevington lo fissò a occhi spalancati, un’espressione quasi consapevole di ciò che stava facendo alla figlia. Infine balbettò. ― Sì, capisco. Seguirò le vostre direttive, Sinclair. Vi seguirà dopo tre giorni e rimarrà a casa vostra per due settimane.
Sin si alzò. ― Molto bene. Passati i dieci giorni, riterrò estinto il vostro debito.
Non aspettò di sentire gli umilianti ringraziamenti di Trevington. Senza degnarlo di uno sguardo si diresse alla porta del salotto. Attraversò il corridoio diretto all’entrata principale, dove la sua carrozza lo stava aspettando, già pronta e carica dei bagagli per il viaggio di tre giorni che lo avrebbe riportato a Huntswood, la sua proprietà.
Il valletto aveva già una mano sulla maniglia per farlo uscire, quando la porta della libreria che dava sull’atrio si aprì e comparve Evelyn Greville.
Sin non riuscì a evitarlo... si fermò a fissarla.

(continua...)