Scommessa con il Peccato - Capitolo 1

Scritto il 02/08/2018
da Eleonora Morrea

di Jess Michaels

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Londra, estate 1817

Hawk trattenne a malapena uno sbadiglio. Quelle feste erano così maledettamente noiose. Avrebbe preferito di gran lunga essere a casa a gustarsi un brandy. O meglio ancora, una donna. Invece...
Sospirò guardando la schiera di debuttanti che l’avevano circondato nel momento stesso in cui aveva osato fermarsi. Erano graziose, ma tutte intenzionate a domare un libertino, a trasformare un mascalzone in un burattino nelle loro mani. Hawk, però, non l’avrebbe permesso. I cosiddetti sotterfugi femminili non lo interessavano e trovava irritanti gli assalti e le richieste di complimenti. Avrebbe volentieri mandato tutte al diavolo, ma in quel caso, avrebbe dato il via a una sommossa in cui dozzine di fratelli e padri furiosi l’avrebbero sfidato a duello.
― E voi, Mr Hawkins?
Hawk scosse il capo, sforzandosi di prestare attenzione. ― Prego?
Una delle giovani donne del suo harem inclinò il capo e batté le lunghe ciglia. Il labbro inferiore si protese in un broncio allettante, se non fosse stato così scontato, ma Hawk si perse tutta quella bellezza quando la folla intorno a loro prese ad agitarsi. Sussurri e fruscii di gonne richiamarono la sua attenzione, e il suo corpo si irrigidì di anticipazione.
Bianca.
Solo Bianca poteva causare una confusione simile.
Hawk girò sui tacchi e si allontanò dalla debuttante lasciandola balbettante a metà frase. Si aprì la strada a gomitate tra la gente, finché non raggiunse l’entrata della sala da ballo.
Al braccio del suo ultimo amante, Everett Firth, Bianca Clairemont era abbagliante: un contrasto di grazia e sicurezza da molti ritenuto poco signorile, ma che Hawk trovava affascinante.
D’altra parte, Firth era alto e magro, con un naso a becco d’uccello e lineamenti che non avevano nulla di eccezionale, né in un modo né in un altro. Perché Bianca  avesse sprecato il suo grande fascino con Firth in quegli ultimi mesi, rimaneva per lui un mistero.
― Non posso crederci ― udì una voce femminile sibilare dietro di sé. Un sussurro che aveva lo scopo di amplificare quelle parole, piuttosto che soffocarle. ― Perché mai Lady Langley ha invitato una donna scandalosa come Bianca Clairemont alla sua serata? Anche se una volta era Lady Penfry?
Un’altra rise. ― Mia cara, viene accolta in società perché era Lady Penfry, nonché figlia del conte di Covey. È una vera libertina, sapete. Solo un passo dall’essere una comune...
Hawk si voltò verso le pettegole, sollevando il suo famoso sopracciglio scuro. Le matrone di mezza età arrossirono come due scolarette, e si allontanarono disperdendosi tra la folla, lontano dalla sua vista. Con un sorriso, si voltò di nuovo verso Bianca.
Indossava un abito di un blu che ricordava il colore intenso dei suoi occhi: una sfumatura impossibile da replicare per qualunque tintore. La scollatura bassa e arrotondata rivelava la sommità deliziosa dei seni, e suggeriva allo sguardo la dolce valle tra di essi. Un nastro grigio annodato al di sotto li sollevava come in offerta.
Quanto desiderava poter prendere quel dono. Seppellirsi tra di essi finché lei non avesse iniziato a gemere. Poi le avrebbe tolto i fermagli di madreperla dai capelli nerissimi, per farli cadere su di sé come una cascata e rimanerne sommerso.
Solo che non poteva.
Si accigliò, sistemandosi di nascosto per dare sollievo all’erezione. Bianca era un tesoro proibito. Non importava quanto desiderasse avere un assaggio del suo corpo seducente.
Però poteva guardarla, e lo fece, mentre si staccava da Firth, avanzando da sola. Dalla curva maliziosa delle labbra, era chiaramente consapevole di essere al centro dell’attenzione. Mentre passava, gli uomini le si avvicinavano come mosche al miele più dolce, e le donne diventavano verdi di invidia. La odiavano. Come quelle dietro di lui, credevano che fosse a un passo da... Cosa?
Il sorriso di Hawk si allargò. Bianca era a un passo da talmente tante cose. Dal suo letto, per iniziare. O almeno così sembrava a volte, dal modo provocante con cui gli si rivolgeva.
Bianca esplorò la folla con lo sguardo in un unico, fluido movimento, e subito lo vide. Le labbra rosa corallo si incurvarono in un sorriso molto poco signorile. Un sorriso che gli mandò il sangue nuovamente verso l’inguine, quando gli andò incontro.
Hawk si raddrizzò, preparandosi alla tempesta di nome Bianca. La sua compagna nel gioco d’azzardo. La sua ossessione. La vedova del suo migliore amico.
Il sorriso che gli aleggiava sulle labbra si tramutò in cipiglio. L’ultimo pensiero riusciva sempre a spegnere qualsiasi desiderio.
― Eccoti qui ― disse mentre lo raggiungeva e gli dava un colpetto scherzoso sul braccio col ventaglio. La luce le danzava negli occhi, insieme all'immancabile desiderio.
Un desiderio che Hawk avrebbe volto godersi. Era eccitante sapere che lo desiderava, nonostante potesse avere, e avesse avuto così tanti uomini. Ma Hawk non poteva. Non dopo quello che era successo a suo marito.
Si scrollò di dosso quei pensieri e indossò la sua maschera più raffinata. ― Bianca, non ho notato il tuo arrivo.
Lei rovesciò la testa e rise, riempiendo l’aria intorno a loro con quel suono roco. Hawk lottò contro l’impulso di chiudere gli occhi e assaporarlo. Esercitando un attento controllo, fu in grado di rimanere impassibile.
La risata di Bianca si spense in un sorriso genuino. ― Hawk, cattivone, non dirmi bugie. Ho visto che mi guardavi da quando sono entrata. ― Con una strizzatina d’occhio, gli si accostò, concedendogli un breve soffio del suo profumo, selvaggio come acqua piovana sull’erica. La sua voce si abbassò. ― Mi stavo sciogliendo.
Hawk deglutì a fatica. Bianca si stava prendendo gioco di lui, scherzando come al solito, ma che Dio lo aiutasse, le sue parole ebbero un forte effetto su di lui. Se avesse potuto seguire i propri impulsi, sarebbe caduto in ginocchio lì in quel preciso momento e le avrebbe sollevato le gonne per gustarla davanti a tutto il dannato ton.
Invece, scosse il capo e stette al gioco. ― Ne dubito.
Per un breve momento, gli parve di intravedere una vera emozione nella sua espressione. Di tanto in tanto coglieva barlumi della donna reale che si celava dietro quella maschera sensuale e giocosa. Ma erano fugaci. Svanivano ancor prima di poterli assaporare.
― Ma ti ho salvato da quell’orribile branco di avidi debuttanti, no? Non merito un qualche tipo di ricompensa per quello? ― batté le lunghe ciglia scure.
Hawk la guardò dall’alto e si perse nei suoi occhi per un brevissimo istante. Una lunga serie di fantasie gli danzò davanti a quel suggestivo commento. Un’immagine di se stesso che la baciava, che la spogliava di tutti gli strati di camicie e sottogonne fino ad averla nuda nel proprio letto, e che la faceva sua. Che scivolava in lei lentamente, fino a sentirne le selvagge pulsazioni.
― Hawk? ― sollevò un sopracciglio. ― Mi stai ascoltando?

(Continua...)