Seducente Peccato - Prologo

Scritto il 02/08/2018
da Eleonora Morrea

di Jess Michaels

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1813

― Dillo ancora.
Landon Hawkins guardò la bellissima donna nel letto. I capelli ramati che le sue dita avevano aggrovigliato, erano come fiamme sulle lenzuola bianche. Gli occhi di un blu intenso, gli restituirono lo sguardo, lasciando scorgere le emozioni che provava. Amore. Passione.
Si chinò su di lei, le prese la testa fra le mani inchiodandola al cuscino, mentre si sistemava fra le sue gambe, sopra le lenzuola. Il suo calore e il profumo di fiori lo circondarono.
― Sei mia moglie ― le sussurrò, prima di catturarle le labbra.
― No. ― Schivò l’assalto con una risatina. ― No, Landon. Pronuncia il mio nome. Il mio nuovo nome.
― Viscontessa Juliana Hawkins ― la assecondò, divertito nel vedere la pelle pallida che si arrossava di desiderio e i capezzoli che si protendevano sotto il lenzuolo sottile.
L’aveva presa solo un’ora prima? Gli sembrava un’eternità da quando si era immerso nel suo calore umido e accogliente. Da quando l’aveva condotta all’apice con le proprie carezze, per poi farla rabbrividire nell’orgasmo.
L'aveva trascurata e ora doveva farsi perdonare.
Incontrando il suo sguardo, Landon afferrò il lenzuolo fra pollice e indice e lo scostò, facendola sospirare di piacere per lo strofinio del cotone sulla pelle.
― Viscontessa Juliana Hawkins ― mugolò lei, mentre le strofinava i capezzoli gonfi con le dita. ― Tua moglie.
― Mia. ― Si chinò a succhiare il bocciolo fra le labbra, la lingua che circondava in modo peccaminoso la carne rosata, per farla gridare. Non lo deluse: inarcò la schiena lasciandosi sfuggire un gemito. ― Moglie.
― Landon ― mormorò, mentre la scopriva ancora. ― Insegnami. Insegnami come posso darti piacere.
Scioccato, ricambiò il suo sguardo. Erano fuggiti da Londra e dai terribili piani del padre di Juliana solo pochi giorni prima, per sposarsi in gran segreto a Gretna Green. Landon aveva sempre intuito la natura passionale della sua sposa, ma non si era aspettato di doverla istruire così presto nelle faccende di letto. Aveva pensato di condurla lentamente alla realizzazione dei propri desideri.
Ma ora gli occhi brillanti e il corpo che si sollevava incontro al suo gli rivelarono che era pronta, che aveva bisogno di qualcosa di più.
― Mi dai già piacere, Juliana ― sussurrò.
Lei scosse la testa, lasciando scivolare una mano fra loro. Con le dita gli accarezzò il petto, dallo stomaco nudo fino al membro, dalla punta alla base, facendogli chiudere gli occhi e trattenere il respiro.
― Sì ― gemette in risposta. ― Questo è ciò che voglio, Landon: sentirti imprecare per il desiderio che hai di me, farti tremare di passione e scoprire come darti piacere.
Batté le palpebre innocentemente, ma la piega maliziosa delle labbra gli fece capire quanto fosse consapevole dell’effetto di quelle parole. Del suo tocco. La sua novella sposa aveva imparato presto, dopo aver perso la verginità.
― Cosa hai desiderato che ti facessi durante i lunghi mesi in cui mi hai corteggiato in segreto?
Landon si voltò verso di lei, le dita che seguivano distrattamente le linee del fianco. Dio, aveva sognato così tanto, fin dal momento in cui aveva incontrato Juliana. Una fantasia più frequente delle altre, che non riusciva a negare nell’osservare le sue labbra piene, mentre parlava.
― La notte scorsa, prima di fare l’amore ― sussurrò, una confessione quasi riverente. ― Ti ho baciata, ti ho dato piacere con la bocca e la lingua.
Un brivido scosse il corpo di Juliana al ricordo di lui fra le gambe, la sua bocca che le donava il primo orgasmo.
― Sì. ― Spalancò gli occhi, immaginando cosa le stesse chiedendo. ― Vuoi che io faccia lo stesso?
Annuì lentamente. ― A lungo ho immaginato che mi prendessi fra le tue labbra. A volte, vedendoti parlare, non ero capace di pensare ad altro.
Per gioco, lo picchiò sul braccio. ― Avevo ragione a dire che non sempre mi prestavi attenzione!
Sogghignando, le passò il pollice sul seno nudo. ― Fidati, amore. Io ti presto sempre attenzione, anche quando non afferro le tue parole. Morivo dalla voglia di averti, mentre ti osservavo da lontano. E ora che sei mia, non vedo l’ora di esplorare il tuo corpo in ogni modo, e insegnarti a fare lo stesso con il mio. ― Le toccò il viso, e lei glielo premette contro il palmo. ― Ma solo quando sarai pronta. Non voglio forzarti a fare qualcosa che non desideri.
Lei incontrò il suo sguardo e lo tenne avvinto per un lungo momento. ― Ti amo, Landon.
Sorrise. Avrebbe potuto ripetergli quelle parole mille volte e non se ne sarebbe mai stancato. Chi avrebbe detto che proprio lui, libertino di prim’ordine, sebbene non famigerato quanto suo fratello Lucius, sarebbe stato facilmente preso al laccio da una donna? Eppure, era proprio così e ne era ben felice.
Dimenticò tutti quei ragionamenti mentre Juliana si chinava per premergli un bacio sulla gola e poi, più in basso, sul suo petto. Cauta, lappò la pelle, mordicchiandogli un capezzolo piatto e sorridendo nel sentirgli emettere un sospiro di piacere.
Con la lingua, tracciò un sentiero lungo i muscoli tesi dello stomaco. Landon giacque sulla schiena, mentre quella bocca calda e morbida scendeva sempre più in basso, esplorandolo, e gli occhi blu saettavano per controllare le sue reazioni ed espressioni. Si mise le mani dietro la testa, deciso a evitare di toccarla. Per quanto piacevole fosse il suo bacio, voleva che si prendesse tutto il tempo necessario: non le avrebbe messo fretta, né voleva spaventarla con il proprio ardore.
Finalmente le sue labbra raggiunsero il suo membro, già duro e ritto contro lo stomaco. Abbassò la testa, curiosa, mentre lo esaminava da vicino.
― È carino ― disse piano.
Lui rise a quell’osservazione. Come se la sua erezione fosse un cappellino grazioso in vendita dalla modista. ― Grazie.
Juliana strinse le labbra. Non sembrava aver apprezzato la sua risata. ― Non sto scherzando, Landon. Non lo avevo mai visto così da vicino. ― Gli occhi le si accesero di malizia per un momento, prima di riportare l’attenzione al suo membro. Gli prese i testicoli con una mano, mentre lo strofinava gentilmente con l’altra.
A fatica, Landon trattenne un gemito. Lo avrebbe fatto venire in cinque minuti se avesse continuato con quell’esplorazione ingenua ma nello stesso tempo sensuale. E non lo aveva ancora preso in bocca.
― La pelle è come raso, ma al di sotto è acciaio ― rifletté, strofinandolo una seconda volta.
Una gocciolina di sperma scivolò dalla punta e lei la spalmò sulla parte sensibile, come se lo avesse sempre fatto. Solo una settimana prima sarebbe stato impensabile un simile comportamento dalla lady che lui aveva ammirato nel suo salotto, quando ancora non gli apparteneva.
― Non devi farlo ― iniziò mentre gli si avvicinava ― finché non ti senti pronta.
Fissò gli occhi nei suoi, di nuovo con quel luccichio sensuale e malizioso. ― Sono pronta, Landon.
 E poi, posò la bocca su di lui. Prima solo un tocco timido, a labbra chiuse. Lo guardò, facendosi guidare dalle sue reazioni. Ma, baciandolo, divenne più audace; l’istinto, forte ed erotico, la spingeva. Landon si arcuò verso la bocca che gli si chiudeva attorno e alla lingua che lo leccava.
― Dio, Juliana ― ansimò, le mani chiuse a pugno dietro la testa. ― Sì, così.
Lei sorrise, senza interrompere il contatto. Lentamente, lo prese più in profondità, massaggiandolo con la lingua, la gola che si rilassava per accoglierlo. Prese a succhiarlo piano e ogni terminazione nervosa del suo corpo si tese.
Si ritrasse con altrettanta lentezza e quando lo lasciò libero, con uno schiocco, lo guardò. ― Lo sto facendo nel modo giusto?
Lui annuì, incapace di parlare, assordato dal sangue che gli rombava nelle orecchie e dal furioso battito del cuore. ― S...sì. Muovi la bocca.
― Come se tu fossi dentro di me? ― gli chiese candidamente, senza sapere come lo provocavano quelle parole. Il membro sobbalzò, formicolando e irrigidendosi, pronto per esplodere.
― Sì, proprio così.
Lei sembrò comprendere, perché quando tornò a riprenderlo in bocca, i suoi movimenti si fecero più sicuri. Su e giù, dentro e fuori. La lingua vorticava, la testa ondeggiava e, ogni volta che lo riprendeva, emetteva un gemito profondo che gli faceva capire come stesse imparando in fretta.
Stava per venire, incalzato dal ritmo serrato. I testicoli si contraevano a ogni suzione delle sue labbra, ma non pensava che lei fosse pronta per accogliere in bocca l’esplosione della sua essenza. Forse un giorno, ma non la prima volta.
― Juliana ― disse a fatica. ― Cavalcami.
Lo fissò, mostrando negli occhi il bisogno e la consapevolezza di aver preso, con quell'atto, completo potere. Ma quella richiesta era troppo allettante perché vi resistesse. Con un’ultima leccata si ritrasse, lasciandolo freddo e dolorante. In meno di un minuto, però, si mise a cavalcioni, il calore della bocca rimpiazzato dalla guaina bagnata del suo desiderio.
Gemette nell’accoglierlo lentamente, per accomodarlo nello stretto canale, ancora sensibile. Landon le afferrò le anche e, dopo essere affondato in lei, la aiutò a muoversi.
Ripeté la sua richiesta. ― Cavalcami, Juliana.
Non gli rispose a parole, ma con un grido entusiasta e muovendo i fianchi.
Le andò incontro, quasi sollevandola dal letto. Cavalcarono insieme, muovendosi a un ritmo destinato a condurli al piacere estremo.
Juliana vi giunse per prima. La schiena si irrigidì, la pelle pallida si coprì di rossore mentre lo afferrava selvaggiamente per le spalle, lottando per mantenere la presa, il corpo che tremava nell’orgasmo. Landon tentò di resistere, di aspettare, ma era troppo. La colmò, gridando il suo nome, il proprio amore e la passione per lei.
Juliana gli cadde sul petto e lui ve la tenne, strofinando i capelli umidi mentre si meravigliava, di nuovo, di quanto facile fosse amarla. Di quanto fosse giusto.
Mai era stato così dannatamente felice.
― Hai sentito? ― sussurrò Juliana, sollevando la testa dal suo petto sudato.
Landon scosse il capo. ― Sentito, cosa?
Fuori dalla finestra c’era rumore. Porte che sbattevano, cavalli che nitrivano. Voci.
― Non è nulla ― la rassicurò, tirandosela vicino. ― Qualcun altro che arriva alla locanda.
Gli fece segno di no, spingendogli via le braccia. Si avvolse nel lenzuolo, andò alla finestra e l’aprì un poco per sbirciare fuori.
― Oh, mio Dio. Landon, no! ― Si voltò verso di lui, pallida di paura. Disperazione. Terrore.
Landon seppe cosa stava per dire, ma mentre balzava dal letto per raggiungerla, glielo chiese lo stesso.
― Cosa succede?
Con le mani che tremavano, gli si accasciò contro. ― È mio padre, ci ha trovati!
Landon guardò giù, in tempo per scorgere lord Trevington che si introduceva a forza nella locanda, abbaiando parole che non riuscì a capire. Non ne aveva bisogno.

(continua...)