Corpo a Corpo - Capitolo 1

Scritto il 02/08/2018
da Gianfranco Cellarosi

di Roxie Rivera

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Stirando i muscoli del collo dolorante, l’ufficiale delle Forze Speciali Leland Gates sospirò stancamente e distese le dita sul volante del SUV che aveva noleggiato a Austin. Il suo sguardo corse alle piante di lupini blu che ammantavano entrambi i lati della strada a due corsie. Dio, come gli erano mancati. Altri venti minuti e sarebbe arrivato nel tranquillo chalet di famiglia, immerso nella campagna. Il ginocchio sofferente urlava per il bisogno di sgranchirsi con una lunga camminata.
Si passò una mano sul lato sinistro, sui muscoli trafitti dal dolore, e trasalì. Davanti ai suoi occhi, il lungo tratto della statale del Texas si trasformò negli stretti confini di una nave mercantile, mentre le pulsazioni dolorose risvegliavano ricordi che avrebbe preferito dimenticare. Come soldato scelto dei SEAL, era abituato al pericolo e al rischio. La maggior parte delle missioni andava secondo i piani, ma c’era sempre quella che finiva in un completo disastro. Il recente salvataggio di un equipaggio americano a bordo di una nave dirottata al largo delle coste africane, ne era stato un esempio eclatante.
Scosse il capo per cancellare l’eco muto degli spari e dei colpi di rimbalzo, e si concentrò sulla guida. Quando giunse al bivio per la strada privata, rallentò e mise la freccia. Svoltò nella stradina non contrassegnata e procedette per alcune decine di metri fino al cancello chiuso. Inserì il codice, attese che il cancello si aprisse scorrendo di lato, quindi entrò nella proprietà. Poco dopo, la casetta apparve in fondo a una stradina a corsia singola.
Con i sensi sempre all’erta, Lelan notò la luce fioca filtrare da dietro gli scuri e le tende. Alzò il piede dall’acceleratore e lasciò che il SUV avanzasse, mentre i suoi occhi ben addestrati esploravano la zona. Non c’erano veicoli in vista. Che si trattasse di un autostoppista, o un immigrato illegale? Non sarebbe stato il primo poveraccio a cercare rifugio nello chalet. 
Per non correre rischi estrasse la pistola dalla custodia che teneva nella piccola valigia. Armato e pronto, parcheggiò il SUV in modo che gli offrisse un’adeguata copertura, nonché un sufficiente spazio di manovra qualora fosse stato necessario battere rapidamente in ritirata. Prima di irrompere nello chalet, Leland pensò bene di assicurarsi che la sorellina non avesse dato le chiavi a qualcuno.
― Leelee! ― rispose Peyton con la solita, vivace allegria.
Leland fece una smorfia a quell’orribile soprannome. L’aveva odiato fin dal primo momento in cui glielo aveva affibbiato, ma non aveva mai avuto il coraggio di dirglielo. Quando i suoi genitori l’avevano adottata, Peyton aveva sei anni, era pelle e ossa, tutta occhi e labbra tremanti, ed era terrorizzata da tutti con l’unica eccezione di Leland. Anche lui era stato adottato da Jan e Dave Gates qualche anno prima, quindi comprendeva le paure di Peyton ed era stato disposto ad andare avanti con quel nomignolo, pur di vederla sorridere.
Sforzandosi di non lasciarsi distrarre dai ricordi, le chiese: ― Peyton, hai dato la chiave dello chalet a qualche amica?
― Okay, senti ― rispose lei velocemente, in un tono che gli strinse il cuore. ― Per favore, non dare di matto. Aveva bisogno di allontanarsi dalla città per un paio di giorni, non sapevo che avevi intenzione di prenderti un congedo e rintanarti lì.
Pensando all’identità dell’amica, Leland ebbe un brutto presentimento. ― Hai dato la chiave a Jamie?
Peyton esitò. ― Sì.
Si strinse la sommità del naso ed espirò rumorosamente. Doveva essere proprio lei. L’unica donna in tutto il mondo che gli era entrata sotto la pelle. Doveva proprio trattarsi dell’unica ragazza che lo aveva spinto a  infrangere tutte le regole.
Qualcosa di terribilmente vicino all’ansia gli strinse lo stomaco. Era fuggito lì per rilassarsi, non per ritrovarsi teso come il filo di una trappola. ― Torno in città. Vedo se trovo una stanza in uno dei bed & breakfast, o in quel decrepito motel in periferia.
― No! Leland, per favore non farlo ― Peyton lo chiamava per nome solo quando si trattava di una faccenda seria, e questo lo allarmò. ― È nei guai.

(continua...)