Regole d'amore (Ivan 1.1)

Scritto il 03/08/2018
da Eleonora Morrea

di Roxie Rivera

Traduzione: Eleonora Morrea

Editing: Angela White

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Fu la vista dell’asciugamano umido, buttato sul pavimento del bagno, che contribuì a irritare i nervi già logori di Ivan. Da quando Erin era venuta a stare da lui, tre settimane prima, si era ricordata di mettere a posto gli asciugamani bagnati una, al massimo tre volte. E dopo dieci ore in palestra a dare il massimo per preparare il suo atleta in vista dell’incontro di campionato, l’ultima cosa che Ivan desiderava era inciampare su un asciugamano gettato distrattamente per terra.

Con un sospiro frustrato si chinò a raccogliere la biancheria incriminata. La appoggiò sul porta asciugamani e procedette a spogliarsi per la sua consueta doccia serale. Mentre si cospargeva di schiuma saponata, si chiese come una donna normalmente così attenta ai dettagli, fosse poi in grado di trascurare le cose più semplici. Se non si trattava dell’asciugamano sul pavimento, allora era un bicchiere vuoto in salotto, o un succo di frutta lasciato sul comodino della camera.

Personalmente, non si considerava un maniaco dell’ordine, ma di certo anche lui aveva i suoi limiti. Purtroppo, in merito a questa faccenda non sapeva come prendere il discorso con Erin senza sfociare nello scontro verbale.

Dal momento che lei aveva accettato di trasferirsi lì, Ivan aveva messo subito in chiaro che si trattava della loro casa. Ma questo avrebbe implicato rassegnarsi a inciampare in bagno, o nei bicchieri mezzi vuoti, sporchi e appiccicosi disseminati per casa?

Ivan rimuginò su quell’ultima domanda mentre si vestiva, poi scese di sotto alla ricerca di Erin.

Si affacciò in cucina per capire cosa avrebbero mangiato per cena e scovò gli ingredienti della sua insalata preferita all’interno di alcuni tupperware impilati con ordine nel frigorifero.

Il post-it rosa attaccato al contenitore superiore gli strappò un sorriso:

Vieni a cercarmi, Tigre.

Roar

Sempre sorridendo, strappò il biglietto e se lo cacciò nella tasca dei jeans.

Mentre prendeva un bicchiere dalla vetrinetta, si accorse della tazza di cereali nel lavandino.

Non lo infastidiva tanto il fatto che lei avesse lasciato lì la tazza sporca, invece di fare due passi in più e metterla in lavastoviglie. No, aveva anche sprecato un’intera tazza di latte. A giudicare dall’aspetto dei cereali che galleggiavano disintegrati nel latte, si era anche lasciata dietro molto più di una tazza di latte.

Nonostante il denaro non fosse un problema, Ivan non poteva sopportare l’idea che il cibo andasse sprecato. Da bambino aveva patito la fame, quella vera, per cui trovava scandalosa la vista di quella tazza nel lavandino.

Si passò la mano sulla nuca, dopo di che mise da parte il bicchiere, decidendo che avrebbe bevuto più tardi. Ora aveva bisogno di parlare con Erin.

Quando non la trovò nel salotto, si diresse nel suo ufficio. Lungo il tragitto spense tre luci e il ventilatore sul soffitto, inoltre scorse due bricchi di succhi di frutta sul tavolino del salotto. Quando entrò nello studio, notò immediatamente la lattina di aranciata sulla sua scrivania e l’incarto di un dolcetto. Il pensiero delle briciole di cioccolata sparse sulla sedia e sulla tastiera gli fece saltare i nervi.

― Ehi ― sorrise Erin eccitata, quando lo vide sulla soglia. ― Volevo unirmi a te sotto la doccia, ma poi ho deciso di compilare prima la domanda per la sovvenzione agli studi, così da avere la serata tutta per noi.

Sovvenzione agli studi? Poi gli venne in mente che Erin stava raccogliendo la documentazione per accedere al Master in Gestione d’impresa, che avrebbe avuto inizio nel prossimo semestre primaverile.

Lui si era offerto di pagarle la rata ma lei aveva insistito che doveva farcela da sola. Non volendo discutere, aveva lasciato perdere, anche se aveva tutta l’intenzione di saldare l’intera cifra non appena fosse arrivato il primo bollettino di pagamento.

Inspirò profondamente: ― Angel moy, dobbiamo parlare.

La sua espressione passò dalla felicità al puro terrore: ― Cosa c’è che non va? Oddio! È successo qualcosa a Ruby?

― No.― Ivan attraversò la stanza, fermandosi vicino alla scrivania, pronto a placare qualsiasi timore lei avesse nutrito nei confronti della sorella tossicodipendente, che ora si trovava in carcere.

― Oh be’. Allora cosa? Cioè, la tua espressione è così seria. Diciamo che mi stai mettendo paura.

Volendo essere schietto, annunciò: ― Le cose qui devono cambiare.

Lei batté le palpebre. ― Non capisco. Di cosa parli?

Ivan si piegò sulla scrivania e la guardò. ― Ho rischiato di ammazzarmi mentre inciampavo su un asciugamano abbandonato per terra nel bagno. Per non parlare della tazza di cereali che hai lasciato nel lavandino quando la lavastoviglie è proprio lì attaccata. Hai dimenticato metà delle luci di casa accese e ci sono lattine e succhi di frutta sparsi ovunque.

Lei alzò gli occhi al cielo. ― Ovunque. Davvero?

― Erin, ― pronunciò il suo nome in un tono che raramente utilizzava quando parlava con lei. ― Mi rendo conto che sei abituata a vivere da sola, ma sei in casa mia adesso... 

― Casa tua?― L’aveva colto in fallo.― Cosa è successo a quella che doveva essere casa nostra?

Ignorando la scelta infelice delle parole, lui insistette. ―Anche se si tratta di casa nostra, non puoi aspettarti che io viva in queste condizioni.

― Dacci un taglio, Ivan. Ti stai comportando come uno stronzo. Si tratta di un paio di lattine e un asciugamano. Piantala di farne una tragedia!

― Io la pianterò quando anche tu la smetterai di comportarti come una bambina.

Lei lo squadrò. ― Oh, così adesso sarei una bambina?― Continuando a tenere gli occhi fissi in quelli di Ivan, Erin si alzò dalla sedia e chiuse il suo laptop. Lo afferrò e si allontanò come una furia.

― Come preferisci tu, Ivan.

― No.― Lui l’afferrò con facilità e le sfilò il computer dalle mani. Dopo averlo messo da parte, la costrinse a incontrare il suo sguardo. ― Ne vogliamo parlare come due adulti? Oppure sei intenzionata a correre di sopra e tenere il broncio come se avessi cinque anni?

Decisa a non cedere, Erin raddrizzò le spalle. ― Perché non vai avanti con la tua predica, così da potermi sculacciare e spedirmi in camera senza dolce?

Nonostante la replica della ragazza fosse sarcastica, Ivan non poté negare che il pensiero di Erin, piegata sulla scrivania mentre lui sculacciava il suo bel sedere, fosse davvero allettante.

Lei doveva aver colto la sua espressione interessata. Divertita gli chiese: ― Davvero vorresti farlo?

Ivan si schiarì la gola e si mosse per nascondere l’erezione che cominciava a premere contro la stoffa dei jeans. Stando al gioco, fece spallucce. ― Se questo servisse per indurti a mettere in ordine le tue cose…

Il malizioso luccichio negli occhi di Erin lo avvertì che la discussione stata prendendo una piega inaspettata e molto eccitante. Allontanandosi da lui, si diresse verso la scrivania, appoggiò i gomiti sulla superficie del mobile e si chinò, mettendo in bella vista il sedere. Poi inarcò un sopracciglio con aria impertinente: ―Allora?

Ivan fu investito da un’ondata violenta di lussuria che andò dritta al suo bassoventre. Volendo essere assolutamente sicuro che Erin capisse bene cosa stava chiedendo, l’avvertì. ― Angel moy, stai giocando col fuoco.

Tenendo lo sguardo fisso su di lui, Erin per tutta risposta mosse la mano verso la lattina di aranciata e con un colpetto la fece cadere per terra. Mentre la lattina rimbalzava sul pavimento di legno, il liquido contenuto all’interno schizzò fuori, andando a imbrattare il muro.

― Oops. ― Quel sorriso malizioso lo scosse fin nel midollo. All’improvviso la sua irritazione nei confronti del disordine che Erin aveva lasciato in giro per casa si dissolse. Si allontanò e a grandi passi le si mise dietro, prima che lei avesse anche solo una possibilità di cambiare idea.

Strinse l’orlo del vestito e arrotolò il tessuto a strisce fino alla vita, così da svelare le mutandine a vita bassa che lui amava tanto. Afferrò la banda di pizzo e tirò giù lo slip fino alla parte superiore delle cosce.

Erin rimase senza fiato per lo shock, non appena Ivan le scoprì le natiche sode. ― Aspetta. Che cosa stai fac ―

― Silenzio – le ordinò bruscamente. ― Vuoi essere sculacciata? Be’, questo è esattamente ciò che stai per ottenere.

Appoggiandole una mano fra le scapole, la tenne delicatamente in posizione mentre si preparava ad assestarle il primo colpo. Quando il palmo della mano di Ivan le schioccò sul sedere, lei urlò.

Prima che Erin avesse il tempo di riprendersi, lui schiaffeggiò anche l’altra natica. La vista dell’impronta rossa della sua mano che sbocciava sulle natiche, lo fece impazzire. Ma furono i suoi gemiti spezzati e il modo in cui sollevava il sedere che eccitarono la lussuria di Ivan.

Nonostante Erin continuasse a ripetere no, agitava i fianchi come sfidandolo a sculacciarla ancora e ancora.

E lui l’accontentò.

La sua mano rimbalzava da una natica all’altra. Nonostante provasse piacere nel marchiarle la pelle morbida del sedere, non abusò mai della sua forza. Non aveva alcuna intenzione di farle del male. Avrebbe preferito morire, piuttosto.

No, in quel momento stava giocando e non aveva bisogno di ricorrere alla violenza. I gemiti di Erin e le sue urla resero la sua erezione dolorosa. Qualche volta si era permesso di essere rude con lei a letto. Erin aveva sempre reagito con entusiasmo quando le bloccava i polsi o la possedeva come se fosse una bestia selvaggia, sopraffatto dal bisogno.

A giudicare dai fremiti che la scuotevano e dai sospiri eccitati che riecheggiavano nella stanza, lei stava trovando estremamente eccitante anche questa esperienza.

― Niente più bricchi di succhi di frutta o tazze disseminate per casa. ― Il palmo continuava a percuoterle il sedere. ― Niente più asciugamani gettati a terra.

― Ahi, oh!― Nonostante i gemiti, Erin sollevava le punte dei piedi per andare incontro alle sue mani.― Oh! No! No!

― Sì.― Con una mano le afferrò la nuca.― Te lo meriti. Sei stata una ragazza molto cattiva.

.― Lei si contorse inerme. ― Sono una ragazza così cattiva, Ivan.

Lui sorrise divertito mentre lei stava al gioco ed entrava nella parte.

A quel punto sculacciarla non lo interessava più, così il palmo della mano passò ad accarezzare la pelle arrossata.

― Cosa succede alla cattive ragazze, Erin?

Con gli occhi ottenebrati dal desiderio, Erin lo guardò oltre la spalla, l’espressione colma di speranza.

― Riceveranno dai loro sexy fidanzati russi una lezione che non dimenticheranno mai?

Gli scappò una risata soffocata. ― Da.

Afferrandola per la vita, la fece girare e la mise seduta sulla scrivania. Le loro bocche si incontrarono in un bacio affamato. I gemiti da gattina di Erin arrivarono dritti al suo sesso. Il bisogno di immergersi nel calore stretto e umido della donna lo consumava.

Afferrò la scollatura del vestito e tirò forte, lacerando il tessuto. Lei ansimò a quella dimostrazione di forza, ma il rossore che le si diffuse sul viso e sul collo gli diceva che Erin stava apprezzando il gesto.

Fece scivolare il vestito giù per le spalle lasciandolo aperto a penzolare sulla vita. Con rapidità le slacciò il reggiseno e se lo buttò oltre le spalle. Poi tirò giù le mutandine fino alle caviglie.

Mentre si liberava della camicia, il respiro affannoso di Erin risuonava nella quiete dello studio. Con le dita tremanti,lei prese ad armeggiare con la cerniera dei jeans di Ivan e li sbottonò.

Abbassò la cerniera e le mani scivolarono tra il denim e il tessuto aderente dei boxer, fino ad agguantare il sedere nudo di Ivan. Poi passò a tempestargli il petto di baci delicati, stringendo ogni tanto la pelle con i denti e disseminando piccoli morsi d’amore. Ivan sibilò mentre lei lasciava i segni sul suo petto muscoloso.

Non avrebbe avuto modo di nascondere nulla il giorno seguente, durante l’allenamento in palestra. Le strinse le mani sulla nuca, spingendole indietro la testa. ― Non pensi di aver lasciato abbastanza segni sulla mia pelle?

Lei fece scorrere le dita intorno a uno dei tatuaggi sul petto. ― Voglio solo essere sicura che tutti sappiano che appartieni a me.

Lui sorrise dolcemente e tracciò il contorno delle sue labbra con un dito – Lo sanno.

Ma l’osservazione scherzosa della ragazza lo indusse a considerare l’idea di farsi tatuare addosso il nome di Erin. Fra i tanti tatuaggi che gli affollavano la pelle, quello di Erin sarebbe stato il più importante.

La mano della donna intanto gli scivolò sul fianco fino a prendere in mano la sua erezione. Lui ammirò il lampo di bisogno che le accese gli occhi verdi. Soffocando un gemito, godette della sensazione che la piccola mano morbida gli regalava mentre lo accarezzava.

Erin gli premette i seni contro il suo petto e appoggiò la bocca nell’incavo del collo. Mentre mordicchiava quel punto sensibile che gli faceva arricciare le dita dei piedi, bisbigliò: ― Credo che sia ora che tu finisca di impartirmi la lezione. ― Con un grugnito eccitato, Ivan si liberò dei jeans e dei boxer.

La trascinò fin sul bordo della scrivania e le permise di guidarlo dentro il suo sesso scivoloso. Mentre lei lo avvolgeva stretto, Ivan non riuscì a trattenere un gemito di piacere. ― Angel moy...

Stringendole i fianchi, si spinse dentro di lei completamente dettando il ritmo, mentre Erin gli si aggrappava. Poi le mise una mano sul ventre e la esortò ad adagiarsi con le schiena sulla scrivania.

Lei obbedì e con le sue lunghe gambe lo cinse sulle spalle.

Ivan si voltò leggermente per baciarle una caviglia e continuò a possederla con affondi potenti.

Lui adorava vedere i prosperosi seni di Erin che si muovevano al ritmo delle sue spinte vigorose.

Più tardi, una volta giunti in camera da letto, avrebbe leccato, succhiato e stuzzicato quei capezzoli fino a farli diventare rosa e sensibili. Poi avrebbe usato le sue lunghe dita per penetrarla e farla impazzire mentre le tormentava i seni.

La sensazione del sesso di Erin che lo stringeva, avvolgendolo, lo riportò alla realtà. Leccandosi il pollice, sostenne lo sguardo della ragazza. Poi nel momento in cui il dito sfiorò la perla rosa che spuntava tra le sue pieghe delicate, Erin gettò la testa all’indietro. ― Ivan! 

Non si sarebbe mai stancato di sentire il suo nome su quelle labbra morbide. ― Vieni per me, Angel moy. Fammi sentire quanto mi desideri, quanto hai bisogno di me.

― Sì!― Erin si aggrappò al suo avambraccio forte – Ho bisogno di te, ti voglio.

Lui sfregò il clitoride gonfio mentre si muoveva ancora più forte, dentro e fuori dal suo corpo. La scrivania sotto di loro cigolava.

Ivan ritornò con la mente alla prima volta che erano stati insieme proprio lì, in quella stanza, quando lui aveva banchettato con il sesso di Erin e lei lo aveva portato all’orgasmo con le sue mani.

Anche allora, pur essendo la prima volta, aveva saputo che erano legati indissolubilmente.

― Ivan. – Il respiro di Erin si era fatto più affannoso, sembrava quasi dettato dal panico. Il rosa acceso che si era diffuso sui seni e sul ventre, gli segnalava che era prossima all’orgasmo. ― Ivan!

Da.― Il pollice di Ivan turbinava con ritmo costante intorno alla piccola protuberanza. Lei inarcò la schiena e gridò più e più volte mentre veniva scossa da ondate di piacere.

Guardarla raggiungere l’orgasmo lo riempiva di un forte senso di orgoglio. Sapere di essere lui a procurarle il godimento, che erano le sue mani e il suo sesso a condurla all’estasi, si confermava una sensazione di potere inebriante.

Ivan le strinse le cosce e iniziò a inseguire il proprio piacere. I loro sguardi si incontrarono mentre lei era ancora in preda ai postumi dell’orgasmo. A ogni potente spinta, i tacchi di Erin gli rimbalzavano sulle spalle. Si voltò per morderle un polpaccio con forza sufficiente a farla gridare, ma senza ferirla.

Il lampo di dolore la gettò oltre il limite e questa volta lui venne insieme alla sua donna. Farfugliando il suo nome, si spinse ancora più in profondità, poi chiuse gli occhi mentre riversava il suo seme dentro di lei.

Le emozioni di quell’amplesso gli fecero tremare lo stomaco e formicolare i piedi.

Ansimante per il piacere, la strinse forte al petto rimanendo ancora dentro di lei, poi si lasciò cadere sulla sedia con tanto impeto che finirono addosso alla libreria, le lingue intrecciate in una danza sensuale.

Ivan fece scorrere un dito lungo la guancia di Erin e mormorò: ― Ti amo.

Il suo dolce sorriso lo scaldò. ― Io ti amo di più.

― Ne dubito. ― Non avrebbe mai immaginato di poter amare così tanto qualcuno, ma questa donna – questa bellissima, dolce, bizzarra, spesso irritante donna – gli aveva mostrato un amore e una pazienza così profondi e incredibili.

Le strofinò il sedere sodo, poi le chiese: ―Ti ho fatto male?

Lei scosse la testa. ― È stato doloroso? Sì. Mi hai fatto male? No.

― Non ero sicuro. Ho cercato di controllare la mia forza fisica.

― Lo so.― Lei nascose il volto nell’incavo del suo collo. Il profumo seducente di Erin lo avviluppò. ― Sapevo di potermi fidare di te, che non avresti oltrepassato il limite. Si è trattato di un momento di gioco ed ero sicura che non mi avresti mai fatto del male.

Stringendole il sedere, le chiese – Pensi di poterti ricordare adesso di mettere a posto gli asciugamani?

Erin sghignazzò:― Dopo questa esperienza selvaggia? Te lo scordi! Se intendi punirmi in questo modo ogni volta che sono disordinata, lascerò in giro tutte le mie cose!

Con un gemito, Ivan si rese conto di aver creato un mostro. Volendo stroncare la questione sul nascere, decise: ― D’ora in avanti, solo le ragazze molto brave ottengono questo tipo di trattamento.

Lei sollevò la testa di scatto ed esclamò imbronciata: ― Non è giusto!

Lui scrollò le spalle. ― Dipende da te. Puoi scegliere di essere una buona coinquilina e tenere le tue cose in ordine – e in questo caso ti ricompenso – oppure puoi decidere di diventare una pessima coinquilina e tutto ciò non si ripeterà più.

― Oh, sei furbo! ― Cercò di apparire irritata, ma non riuscì a nascondere il sorriso sfacciato che le illuminò il viso. ― Penso che tutto questo possa qualificarsi come ricatto.

― Sciocchezze, pensalo come a un incentivo.

Lei rise. ― C’è qualche altra regola che dovrei conoscere?

Lui sfiorò i brandelli del vestito: ― Quando rovino uno dei tuoi vestiti, riceverai due capi in sostituzione.

Le inarcò le sopracciglia per la sorpresa: ― Hai intenzione di strapparmi i vestiti con regolarità?

― Hai intenzione di essere più ordinata?

Gli occhi di Erin si accesero per l’eccitazione. ― Lo sapevo!

Lui rise. ― Cosa devo fare con te?

― Ehm… cose indecenti?

― Senza dubbio.

― Cose meravigliose?

― Assolutamente.― Ivan fece scorrere le mani tra i capelli corti di Erin. ― Hai fame?

― Sto morendo di fame.― Scese dalle sue ginocchia e si tolse ciò che rimaneva del vestito strappato.

Giocando a fare la gattina sexy, si piegò in avanti per raccogliere la camicia di Ivan dal pavimento.

Lui piegò la testa e si godette la vista del suo sedere arrossato.

― Forse è bene che cominci a pensare io per primo a tenere in ordine le mie cose.

La guardò mentre indossava la sua camicia. ― È una buona idea.

Erin rimediò degli stracci e si accovacciò per asciugare l’aranciata sparsa sul pavimento prima di buttare la lattina e altri rifiuti nel cestino sotto la scrivania.

Mentre era ancora accovacciata, posò le mani sulle ginocchia e lo fissò: ― Mi dispiace di essere stata disordinata. Non intendevo farlo. Sono stata superficiale.

Ivan le circondò il volto con le mani: ― Avrei potuto andarci più piano con la mia ossessione per l’ordine.

Lei scosse la testa. ― Sono una donna adulta. Grande abbastanza da poter tenere in ordine le mie cose. Solo che… dimmelo se faccio qualcosa che ti disturba.

― Non voglio che tu ti senta un’estranea qui. Questa è casa nostra adesso.

― Ivan, io mi sono sempre sentita a mio agio qui.

Lui non ne era così sicuro. ― Allora perché non hai cominciato ad arredarla come desideri?

Lei si accigliò, confusa. ― Cosa?

― Ho visto le riviste in giro per casa, hai messo un segno su alcune pagine, scrivendoci sopra degli appunti. ― Le spostò la frangetta di lato. ― Perché non hai cominciato a lavorarci?

Lei parve a disagio. ― Be’... voglio dire… sono qui da poche settimane. Mi sembrava un po’ presuntuoso iniziare a dipingere i muri, o cambiare le lenzuola in camera da letto o quelle orribili tende in salotto…

― Come presuntuoso? Questa è casa nostra e ciò significa che puoi fare tutto quello che vuoi. ― Fece una pausa e considerò alcuni appunti che lei aveva preso all’interno di alcune riviste. ― Nell’ambito del possibile, ovviamente. Non stiamo parlando di buttare giù i muri o rifare i pavimenti.

Lei rise. ― Giusto.

Ivan ripensò a ciò che lei aveva detto. ― Che cosa hanno le tende del salotto che non va?

― Con quella sfarzosa stampa floreale? ― Erin rabbrividì. ― Ivan, ho visto case di cura con tende molto più belle.

Ivan decise di non rivelarle che le aveva scelte lui stesso. ― Allora compreremo delle tende nuove.

― E anche dei nuovi cuscini, e un tappeto.

Lui sollevò le sopracciglia. ― Forse dovremmo discutere del budget di spesa a cena.

Erin passò il dito su uno dei suo tatuaggi e gli chiese: ― C’è qualcosa che posso fare per aumentare il budget?

Piegandosi in avanti, lui fece scivolare le mani lungo la schiena di Erin, sotto la sua camicia. Stringendole il sedere, le strofinò il naso con il suo. ― Ho qualche idea per la testa.

Lei ridacchiò― Solo qualche idea?

Certo che quella serata si sarebbe rivelata molto interessante, Ivan le catturò le labbra in un bacio stuzzicante ed erotico. ― Per stanotte intanto...

FINE

Il racconto è protetto da copyright ed è stato tradotto e pubblicato con l'espressa autorizzazione di Roxie Rivera.

Ogni riproduzione è riservata. Per informazioni contattare Follie Letterarie.

Potete trovare la versione inglese sul sito dell'autrice.

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