Ghiaccio e Fuoco

Scritto il 09/08/2018
da Gianfranco Cellarosi

di: Virgina Henley

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Eve Barlow era nuda.
L’asciugamano era scivolato sul pavimento con un sibilo e ora erano lì, finalmente insieme, a guardarsi negli occhi. Assunse una posa provocatoria, sollevando i lunghi capelli biondi e lasciandoli ricadere a cascata sulle spalle.
― Sono bella? ― chiese. ― Sono sexy?
Quella domanda dimostrava che era vulnerabile: l’ultima cosa che desiderasse essere.
Era uno sguardo critico quello che colse? Il silenzio riempiva la camera da letto. Se ci voleva così tanto per rispondere a quelle domande, forse la risposta era no!
Fissò gli occhi verdi, vide il divertimento in agguato e l’esuberante fiducia in se stessa tornò a travolgerla.
― Sì, sei bella. Sì, sei sexy! Sei anche intelligente, di successo e indipendente ― venne la risposta. Gli occhi verdi valutarono i seni pieni e maturi, guardarono i capezzoli inturgidirsi.
― Hai dimenticato pazza ― disse al proprio riflesso, mentre il corpo rabbrividiva. ― Chiunque stia nudo davanti a uno specchio quando la temperatura esterna è sotto lo zero, deve essere pazza!
Eve sapeva che il regalo di Natale di Trevor Bennett sarebbe stato un anello di diamanti. Nell’infilare il collant, si chiese se fosse pronta a fidanzarsi. La risposta era sì. Aveva ventisei anni, l’età perfetta per sposarsi. Anche tutto il resto della sua vita era quasi perfetto.
La carriera era in ascesa, le finanze solide come roccia, e il suo quasi fidanzato possedeva tutte le qualità che avrebbero fatto di lui un marito perfetto: sensibilità, gentilezza e comprensione. Trevor era un professore di inglese alla Western Michigan University e spesso le citava poesie.
Scelse un abito di lana rossa, poi calzò gli stivali neri a tacco alto. Indossava sempre i tacchi, anche con l’abbigliamento da ufficio. Non c’era ragione per cui una donna in carriera non potesse mostrare di avere delle gambe sexy. Nel momento in cui afferrò la ventiquattrore, il telefono squillò.
― Eve? Non mi hai ancora detto se verrai a casa per Natale, cara.
― Ciao, mamma. Ti ho mandato un’email ieri sera.
― Oh, tesoro, lo sai che non ne capisco niente di computer. Papà sta cercando di spiegarmi, ma mi sento molto più a mio agio con il telefono.
― Certamente io e Trevor verremo al cenone di Natale. È il mio turno e mi piacerebbe moltissimo portarvi fuori al Plaza: detesto vederti tutto il giorno ai fornelli. Ma dal momento che insisti nel tradizionale tacchino cucinato in casa, mi arrendo.
― Sai che per me è un divertimento. Mi piacciono tutte le cose che rendono speciale il Natale.
― Lo so, mamma. È per quello che ti amiamo così tanto. Devo scappare, ho le chiavi dell’ufficio e oggi tocca a me aprire. Ci vediamo la mattina di Natale.
― Guida con prudenza, cara.
Eve sospirò. Non aveva senso cercare di cambiare Susan alla sua età. Sua madre era una casalinga totalmente appagata, un angelo del focolare, come l’avevano considerata gli uomini della sua vita. Non aveva idea che vi fossero mondi da conquistare, là fuori. 
Susie, così suo padre insisteva nel chiamarla, aveva costruito una casa felice per la famiglia e il marito arruolato nell’aviazione, non importava dove venissero trasferiti. Ovunque Susie si trovasse, Ted era il centro della sua vita e i suoi due figli orbitavano attorno a lui.
Ted era un maggiore macho che faceva battute su tutto, ma governava la famiglia con il pugno di ferro. Suo padre aveva desiderato un fratellino per il primogenito, Steven, ma quando Susie aveva dato alla luce una bambina, aveva sorriso con benevolenza.
Suo fratello aveva seguito le orme del padre, arruolandosi nell’esercito e diventando un asso prima di compire vent’anni. Ma Eve era determinata a non trasformarsi in un clone della madre. Evitava gli uomini dominanti e dispotici, convinti che il ‘posto di una donna fosse in cucina, o in camera da letto’.


Eve parcheggiò la Mercedes nello spazio contrassegnato con il suo nome e aprì la porta d’ingresso della Caldwell Baker Real Estate. Una società privata di cui sperava di diventare socio a pieno titolo entro sei mesi.
Prima che potesse leggere tutti i fax, cominciarono ad arrivare gli altri agenti. Bob e George erano insieme, perché Bob aveva rotto il proprio Caddy su una strada ghiacciata e ora il veicolo era in riparazione, in attesa dei pezzi di ricambio. Quando Eve aveva iniziato a lavorare per l’agenzia, l’avevano presa in giro per le sue strategie di vendita aggressive, l’avevano soprannominata virago, ma ora che le sue vendite superavano di gran lunga le loro, le dimostravano il rispetto che si era guadagnata.
― Sono dispiaciuta per l’incidente, Bob. Il tempo dovrebbe essere più mite oggi... venendo qui ho notato che il ghiaccio iniziava a sciogliersi.
― Mite abbastanza da nevicare ― predisse George, che tendeva a essere pessimista.
― Congratulazioni per essere entrata a far parte del Circolo del Presidente, Eve ― disse Bob.
Eve era stata membro del Club dei Multimilionari durante gli ultimi due anni, ma ora che vendeva proprietà residenziali e commerciali, aveva raggiunto nuovi livelli. ― Non sono ancora entrata, ma grazie, Bob.
― Oh, diavolo, è solo il ventitré di dicembre. Mancano ancora nove giorni alla fine dell’anno ― disse Bob, facendo l’occhiolino a George.
Quei bastardi sperano che non ce la faccia, realizzò Eve all’improvviso.
Quando gli altri agenti arrivarono, la prima cosa su cui posarono lo sguardo fu la macchina del caffè accanto allo scaffale degli schedari, e nel vedere che non era pronto, si voltarono verso di lei. Be’, potevano aspettare all’infinito, prima che preparasse loro il caffè, decise Eve entrando nel proprio ufficio per occuparsi della lista delle proprietà in vendita. Era sotto di quattrocentomila dollari, e determinata a raggiungere il proprio obiettivo, nei limiti del possibile.
Quando arrivò la segretaria, gli uomini sospirarono di sollievo. Si prodigarono tutti per aiutarla a togliersi il cappotto e gli stivali, poi la seguirono in massa fino alla macchina del caffè. Bo Peep ha trovato la sua pecorella, pensò sarcastica Eve, ricordando la vecchia filastrocca.
Qualcuno varcò la porta d’ingresso, e poiché gli altri agenti erano sul retro dei locali, Eve uscì dal proprio ufficio per accogliere il potenziale cliente. Era alto e aveva capelli neri come il giaietto, indossava una camicia blu scuro e un giubbotto di pelle decorato con anelli porta proiettili. Probabilmente non sapeva che erano solo per decorazione, dato che vi aveva infilato delle pallottole vere.
― Sono Eve Barlow. Posso aiutarla?
I profondi occhi blu dell’uomo le fissarono la bocca, poi si soffermarono sui seni, scesero verso le gambe, quindi risalirono il suo corpo fino ai capelli biondi, e finalmente, si fermarono ai suoi occhi.
Perché non fai una dannata fotografia? Durerà di più, pensò lei silenziosamente.
― Non credo. Sto cercando Maxwell Robin.
Era la voce più profonda che Eve avesse mai sentito.
― Maxwell aveva un appuntamento, e non sarà qui prima delle dieci. È sicuro che non posso esserle utile?
― Potrebbe, e in molti modi, ma nessuno che si adatti a un’agenzia immobiliare. ― Le rivolse un sorriso storto, che lei non ricambiò, anzi, girò sui tacchi e tornò nel proprio ufficio.
― Potrebbe portarmi una tazza di caffè mentre aspetto Max.
Eve si bloccò, si voltò scoccandogli un’occhiata che avrebbe fatto tremare un maschio più attento. Si trattenne dal replicare quello che le era venuto in mente, e disse freddamente: ― Si senta libero di servirsi.
― Non mi tenti ― le strizzò l’occhio.
Quel disgraziato sessista le aveva fatto l’occhiolino! Eve tornò in ufficio e chiuse la porta sbattendola. Si mise al computer e vide che aveva ricevuto un’email. L’aprì. Era di Trevor, che spesso, nei giorni feriali, si fermava all’università di Kalamazoo. Non c’è lezione venerdì, così ci vedremo domani sera. Ti andrebbe di andare al Cygnus e di ballare sotto le stelle?
Gli rispose di sì. Trevor, mi piacerebbe molto andare al Cygnus per cena, a condizione di non fare troppo tardi. Probabilmente lavoro venerdì.
In mezz’ora, arrivò la risposta: Capisco. È un appuntamento!
Eve sorrise alle parole sullo schermo del computer. Trevor Bennett era l’uomo più comprensivo del mondo; non aveva problemi con la sua determinazione, la sua carriera, o con il fatto che guadagnava più di lui. Rifletté brevemente sulla possibilità di mantenere il proprio cognome, anche dopo sposati. Eve Barlow Bennett... suonava bene, e Trevor non avrebbe obiettato. Quindi perché no?
La voce di Maxwell provenne dal citofono, mettendo fine alle sue fantasticherie.
― Eve, sei libera? Potresti venire nel mio ufficio?
Nell’aprire la porta, Eve udì la voce profonda che diceva: ― Non voglio un agente femmina. Voglio te, Max.
― La proprietà che ti interessa è nella lista di Eve Barlow. Ha l’esclusiva.
Eve serrò i denti ed entrò nell’ufficio del proprietario.
― Ms Barlow, ti presento Mr Kelly. È interessato alla proprietà fronte lago, dopo Ludington. Gli stavo appunto spiegando che è di tua competenza.
Eve strinse la mano ad Action Man, come l’aveva già etichettato, assicurandosi di avere una presa ferma. Sapeva che Max stava mostrandosi generoso. La vendita era stata affidata a lei da un’amica di Detroit che aveva ereditato la proprietà dai genitori defunti. Tuttavia, non c’era ragione per cui Maxwell non potesse venderla, a meno che, ovviamente, non volesse farla entrare nel Club del Presidente quell’anno.
― Vorrei darci un’occhiata ― Kelly si voltò verso Maxwell. ― Puoi venire con me?
― Ti ho detto che è nella lista delle proprietà di Ms Barlow. Io ho appuntamenti che mi impegnano per tutta la giornata.
― La porterò a vederla, Mr Kelly. Se è libero, possiamo andare anche ora.
L’uomo abbassò le sopracciglia nere, corrucciandosi. ― Dista un centinaio di miglia.
Eve non capì cosa intendesse. ― Qualcuna in più. Sono due ore di macchina, due e mezza in caso di maltempo. Forse non ha tempo oggi?
― Ho tutto il tempo del mondo.
― Be’, è fantastico, Mr Kelly. Mi lasci solo prendere la valigetta.
A dispetto del fatto che non gradisse trattare con un agente femmina, Kelly l’aiutò a indossare il cappotto di cammello e le tenne aperta la porta uscendo.
Quei gesti condiscendenti erano politicamente scorretti al giorno d’oggi e alla sua età. Qualsiasi donna avrebbe potuto infilarsi da sola il cappotto e aprirsi la porta. Kelly doveva essere vissuto sotto una pietra, o stava deliberatamente mostrandosi fastidioso. Sospettò che fosse la seconda opzione.
Eve avanzò verso la propria Mercedes, ma lui non la seguì.
― Andremo con la mia macchina ― stabilì lui.
― Fa parte del mio lavoro provvedere al trasporto dei clienti, Mr Kelly.
― Andremo con la mia macchina ― ripeté.
Lanciò un’occhiata al SUV a quattro ruote motrici e represse un brivido. Il tiro alla fune era iniziato. ― La Mercedes è più comoda ― dichiarò.
― Questo è un fuoristrada ― rimarcò.
― Non si fida della mia guida?
― Non ho nulla contro le donne al volante, ma preferisco essere io a guidare: a meno di avere entrambe le braccia rotte.
Si potrebbe fare, porco maschilista!!
Le diede uno sguardo d’intesa: ― Il cliente non ha sempre ragione?
Eve decise che se voleva concludere la vendita, avrebbe dovuto fare a modo suo e si avviò verso il SUV. Aveva delle fiamme dipinte sulle portiere, come se uscissero dal motore. Fiamme: assurdo!
La prima cosa che notò dopo essere salita, fu la rastrelliera con il fucile: Action Man era chiaramente un cacciatore. Le piaceva sempre di meno. Guidava in modo aggressivo, senza correre, ma senza lasciarsi sorpassare. Prima che uscissero dalla città, iniziò a nevischiare.
― Mi dica qualcosa di lei ― la invitò in tono paternalistico.
Sono una femminista che disprezza i maschi come te, pensò. Poi rammentò la sua commissione del sei percento. ― Mi chiamo Eve Barlow e sono figlia di un pilota militare. Ho vissuto in Germania e in Oriente. Quando mio padre ha smesso di volare, siamo tornati a Detroit, la sua città natale, ma per paura della criminalità, i miei genitori decisero di trasferirsi. E scelsero Grand Rapids.
― Anch’io mi sono trasferito da Detroit, qualche anno fa. Mio padre e i miei fratelli erano ufficiali di polizia, quindi so tutto sul tasso della criminalità.
Kelly. Poliziotto irlandese. Un vero duro, pensò. Nato con troppo testosterone.
― Com’è entrata nel mercato immobiliare?
― L’ho scelto appositamente, perché è un campo dove le donne possono eccellere. Non volevo passare anni e anni all’università e rimanere a casa. Desideravo l’indipendenza e ora sto per rompere il soffitto di cristallo.
― Il soffitto di cristallo?  ― chiese, perplesso.
Sta scherzando: è un uomo di Neanderthal! 
― È un’espressione femminista?
― Sì. Il soffitto lo hanno costruito gli uomini che dominano il mondo imprenditoriale, con lo scopo di tenere le donne lontane dai maggiori profitti e impedire loro di realizzarsi.
― Fesserie! Se una donna non dimostra il suo pieno potenziale, deve biasimare se stessa.
Eve era abbastanza d’accordo, eppure sentì il bisogno di contraddirlo. Quell'uomo emanava una sensazione oscura e pericolosa, come se stesse per traboccare. Le sembrava che guidasse ancora più veloce, man mano che la nevicata aumentava d’intensità.
― Dov’è l’incendio? ― gli chiese.
Lui scoppiò a ridere. Aveva i denti fin troppo bianchi.
― Mi faccia capire lo scherzo.
― Sono un capitano dei vigili del fuoco.
― Sta scherzando! È un pompiere?
Annuì. ― Sono un capitano. E sto studiando per passare di grado.
All’improvviso, comprese. ― Le fiamme!
― La mia idea di humor.
Fino a quel momento, Eve non aveva avuto idea che vi fossero esami da superare per spegnere gli incendi. La proprietà che gli interessava era quotata mezzo milione di dollari. Action Man aveva tutti quei soldi o quella visita si sarebbe rivelata una perdita di tempo? Si schiarì la gola. ― Come mai conosce Maxwell? ― indagò.
― Sono un istruttore subacqueo. Lui è un mio allievo.
― Davvero? ― Eve era una ragazza di città. Le immersioni sott'acqua erano al di fuori della sua comprensione. Troppo pericolose e innaturali. Infilarsi una tuta di gomma, respirare con un tubo nella bocca e scendere nelle scure profondità delle acque, non corrispondeva alla sua idea di divertimento.
― È una delle ragioni per le quali sono interessato alla proprietà fronte lago. Il Michigan offre nove riserve naturali acquatiche. Miglia e miglia di fondali da esplorare alla ricerca di relitti.
― Capisco. Non basterebbe un cottage estivo? Questa è una proprietà residenziale. ― Era un modo per alludere al costo.
― Ho bisogno di una casa per tutto l’anno, per le immersioni sotto il ghiaccio.
― Sotto il ghiaccio? ― Inorridì, come se le avesse parlato di profanare una tomba.
― Si fa un buco nel ghiaccio con una trivella. Ovvio, dopo essersi legati a una fune di sicurezza.
― Fa tutto questo per puro piacere o per una specie di penitenza?
― Se è una battuta riferita alla mia fede cattolica, credo sia politicamente scorretta, Signorina Barlow.
Eve s’irrigidì.
― Mi sorprende che sappia cos’è la correttezza politica, Mr Kelly. Ogni volta che apre la bocca, ne escono solo commenti sessisti.
Gli occhi gli divennero blu ghiaccio. Sfiorò con lo sguardo i capelli e la bocca, poi il seno, infine gli occhi. ― Che spreco: è chiaro che odia gli uomini.
― Suo padre, il poliziotto, deve averle sparato nel sedere… è ovvio che il cervello ha riportato un danno.
― Di nuovo! Era un agente, non un semplice poliziotto. ― Si stava divertendo. ― Ha una lingua tagliente. Potrei insegnarle a usarla in modo più dolce, senza bisogno di fare a fette gli uomini, Signorina Barlow.
― Non mi chiami così ― replicò offesa.
― D’accordo, la chiamerò Eve. Io sono Clint. Clint Kelly.
― Clint? Mio Dio, non ci credo. Te lo stai inventando.
Il suo scoppio di risa le disse che non aveva colto il suo sottile umorismo.
La visibilità stava peggiorando rapidamente. ― Il tempo è pessimo. Vuoi tornare indietro? ― le chiese.
Il tono di sfida nella voce era quasi un insulto.
― Se non sapessi affrontare la neve, non vivrei nel Michigan ― gli rispose.
Lui si strinse nelle spalle. ― La decisione è tua.
― Bene. Mi piace decidere. Un macho non mi serve a molto.
― Giusto, Eve. E a me non serve per nulla una femminista.