Una Rosa Per Douglas

Scritto il 09/08/2018
da Alessandro Cellarosi

di: Julie Garwood

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La piccola donna era nei guai. Guai grossi. Nessuno, che fosse maschio o femmina, puntava un fucile contro Douglas Clayborne senza pagarne le conseguenze, e non appena fosse riuscito a toglierle l’arma, glielo avrebbe fatto capire.
Per prima cosa, l'avrebbe persuasa con voce suadente a uscire dal box, alla luce. Avrebbe continuato poi a parlarle finché non fosse stato abbastanza vicino da prenderla di sorpresa. Le avrebbe strappato il fucile dalle mani, poi scaricato e spezzato quella dannata cosa sul ginocchio. A meno che non fosse un Wincherster, in quel caso l’avrebbe tenuto.
Poteva a malapena vederla. Era accovacciata a terra dietro lo sportello, avvolta dalle ombre mentre teneva la canna del fucile appoggiata sull’asse più alta. Una lampada a cherosene era appesa a un palo sul lato opposto del fienile, ma la luce era insufficiente perché Douglas riuscisse a distinguere molto dal punto in cui si trovava, sulla soglia del portone aperto, mentre spostava il peso da un piede all’altro.
Una pioggia fitta e scrosciante gli si abbatteva sulla schiena. Era fradicio, e così Brutus, il suo sauro. Aveva bisogno di dissellarlo e asciugarlo prima possibile, ma quello che voleva fare, e quello che la donna gli avrebbe permesso di fare, erano due cose molto diverse. 
Un lampo illuminò l’entrata, seguito dal boato del tuono. Brutus indietreggiò, nitrendo e agitando la testa. Ovviamente il cavallo voleva trovare riparo dalla pioggia quanto lui.
Douglas tenne l’attenzione puntata sul fucile, mentre cercava di calmare l’animale con la promessa sussurrata che tutto si sarebbe risolto presto.
― Siete voi Isabel Grant?
Lei rispose con un gemito basso e gutturale. Pensò che il tono brusco l’avesse spaventata, e fu lì lì per riprovarci con voce più calma, quando la udì ansimare. All’inizio pensò di essersi sbagliato, ma poi quel suono divenne più forte. Stava respirando in modo affannoso, e tutto ciò non aveva alcun senso. La donna non aveva mosso un muscolo da quando era entrato nel fienile quindi non poteva essere a corto di fiato.
Attese che si calmasse prima di parlarle di nuovo. ― Siete la moglie di Parker Grant?
― Io so chi sono. Andatevene o vi sparo. Lasciate la porta aperta dietro di voi. Voglio vedervi andar via a cavallo.
― Signora, ho degli affari con vostro marito. Se gentilmente volete dirmi dove trovarlo, devo parlargli. Non vi ha avvisato che sarei venuto qui? Il mio nome è...
Lo interruppe con un urlo. ― Non mi interessa il vostro nome. Siete uno degli uomini di Boyle, ed è tutto quello che mi serve sapere. Andatevene.
Il panico che le venava la voce lo frustrò. ― Non c’è bisogno di essere sconvolta. Me ne vado. Volete dire a vostro marito che Douglas Clayborne lo aspetta in città con il resto del denaro per lo stallone arabo? Prima, devo vedere l’animale, come d’accordo. Lo ricorderete?
― Vi ha venduto un cavallo?
― Sì. Uno stallone arabo un paio di mesi fa.
― Mentite ― gridò lei. ― Parker non avrebbe mai venduto nessuno dei miei arabi.
Douglas non era dell’umore di litigare con lei. ― Ho i documenti che lo provano. Diteglielo, d'accordo?
― Avete acquistato un cavallo senza averlo mai visto?
― L’ha visto mio fratello ― spiegò lui. ― E il suo giudizio è valido quanto il mio.
Lei scoppiò in lacrime. Douglas fece un passo avanti prima di rendersi conto di aver pensato davvero di consolarla, poi si arrestò bruscamente. 
― Mi dispiace veramente che vostro marito non vi abbia detto del cavallo.
― Oh, Dio, ti prego, non ora.
La sentì ricominciare ad ansimare. Cosa diamine aveva che non andava? Capiva che c’era qualcosa di sbagliato, ed ebbe la sensazione che il marito fosse responsabile delle sue lacrime. L’uomo avrebbe dovuto avvisare la moglie del cavallo. E tuttavia, la sua reazione gli parve un tantino esagerata.
Douglas pensò di doverle dire qualcosa, per aiutarla a superare quel momento difficile.
― Sono sicuro che tutte le coppie sposate devono superare qualche problema, di tanto in tanto. Vostro marito avrà avuto un’ottima ragione per vendere lo stallone, forse era molto occupato e si è dimenticato di avvisarvi. Tutto qui.
Il suo respiro si fece ancora più difficoltoso, prima di fermarsi, a quel punto lei gemette di gola. Quel suono gli ricordò un animale ferito. Douglas voleva andarsene ma non poteva lasciarla se si trovava nei guai... e comunque, dove diavolo era il buon vecchio Parker?
― Non dovrebbe succedere ora ― gridò lei.
― Cosa non dovrebbe succedere? ― le chiese.
― Andatevene ― gli urlò.
Ma Douglas era testardo abbastanza da rimanere esattamente dove si trovava. ― Non me ne vado finché non mi dite chi è questo Boyle. Vi ha fatto del male? Sembra che stiate soffrendo molto.
Isabel rispose d’istinto alla preoccupazione che percepì nella sua voce. ― Non lavorate per Boyle?
― No.
― Provatemelo.
― Non posso provarvelo senza mostrarvi la lettera di vostro marito e il documento che ha firmato.
― Rimanete dove siete.
Dato che non si era mosso di un pollice, non riusciva a comprendere quel bisogno di urlargli contro. ― Se volete che vi aiuti, dovrete dirmi cos’è che non va.
― Tutto non va.
― Dovrete essere un po’ più specifica.
― Sta arrivando, ed è troppo presto. Non capite? Devo aver fatto qualcosa di sbagliato. Oh, Dio, ti prego fa che non arrivi adesso.
― Chi sta arrivando? ― le chiese. Si gettò occhiate nervose alle spalle, strizzando gli occhi per vedere nella notte. Pensò che potesse riferirsi a Boyle, chiunque fosse.
Ma si sbagliava.
― Il bambino ― gridò lei. ― Sento un’altra contrazione.
A Douglas sembrò che qualcuno lo avesse colpito con un pugno, e forte, nello stomaco. ― State per avere un bambino? Adesso?
― Sì ― gli rispose con un lungo gemito.
― Signora non fatemi questo ― Non si accorse di quanto stupida fossero quelle parole, finché non glielo fece notare lei, tra i gemiti. Alzò di scatto la testa. ― State avendo una contrazione ora?
― Sì ― rispose lei con un lungo lamento.
― Per amor di Dio, levate il dito dal grilletto e mettete giù il fucile.

(continua...)